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BLEACH – GOD BLESS THE GOD BLESSED

Si intitola God Bless the God Blessed l’esordio discografico di un progetto che in realtà è all’attivo da quasi 15 anni. Loro sono i Bleach e nascono nel 2012 come cover band dei Nirvana, riprendendo proprio il titolo del primo disco della band di Seattle.

Fin da subito si fanno notare sia a livello locale che internazionale per le loro ottime capacità performative, tanto da entrare nel radar di Chad Channing (primo batterista dei Nirvana, ndr) che nel 2018 li vuole come turnisti per il suo tour nei Paesi Baltici.

Con il passare degli anni, e dopo qualche cambio di formazione, in sala prove iniziano a spingersi sempre più verso l’esplorazione di nuovi territori sonori e lanciarsi in jam che finiscono in maniera abbastanza naturale ad integrare i loro live. Registrano qualche demo, valutano l’idea di dare un nome diverso al gruppo di inediti, ma sentono che in fondo le due attività si compenetrano e probabilmente cambiare nome avrebbe significato in qualche modo snaturare la sinergia creativa da cui il progetto prendeva forma.

ph. Riccardo Lancia

Così nasce il primo disco di inediti dei Bleach, trio composto da Daniele Tofani (voce – chitarra), Mattia Dell’Orco (basso) e Roberto Veloccia (batteria), che porta un titolo estremamente incisivo, traducibile con “che dio benedica i benedetti da dio”: una sorta di cortocircuito del motto audentes fortuna iuvat (la fortuna bacia gli audaci), di cui sembra volerne capovolgere la prospettiva, facendo leva piuttosto sulla maledizione di trovarsi dall’altro lato diametralmente opposto alla beatitudine, lì dove si innesta la perdizione.

Le otto tracce che lo compongono (alcune delle quali avevamo avuto modo di apprezzare già come singoli usciti lo scorso anno) raccontano questo e lo fanno con delle sonorità incandescenti, incisive, impregnate di uno strisciante senso di tormento che si propaga lungo ogni piega di questo lavoro.

Già a partire dal singolo apripista “Scarecrow” veniamo catapultati in un vortice inquieto, avviato dalla ripetizione cantilenante del motivetto turutututu che si trasforma gradualmente in nenia oscura mentre si appiglia ad una struttura ritmica fatta di continui stop and go in crescendo, tra tamburelli marziali e riff granitici.

Il resto del lotto procede verso questa medesima direzione, costituendo una perenne variazione sul tema sopra un’intelaiatura sonora da cui spiccano tripudi di cambi di tempo, fraseggi di chitarra acidi e deraglianti, e bassi obliqui. Un sound duro e indulgente al tempo stesso, che cerca di rendere meno impenetrabile il noise nella sua matrice più efferata con clapping, cori, tamburelli ed effettistiche dal sapore vintage sulla voce. Ma il risultato è un contrasto che immerge ancora di più l’ascoltatore in una sorta di incubo straniante.

Troviamo il blues disturbato dal sapore stoner di “Gasoline”; la frenesia deragliante di “Gotta Get Out” che ha le sembianze di una vera e propria rincorsa all’ultimo respiro (come suggerito anche dal videoclip); gli accenni catchy (ma mai troppo) di “Candi Box”; l’alt-rock caustico di “Hand Grenade” e “Shutters”, scandito da lisergici riff di chitarra avvolti da linee di basso compatte e a groove imprevedibili; e c’è “Can’t Help Myself” che è probabilmente uno dei pezzi più complessi a livello strutturale, pervaso da interessanti richiami grunge impossibili da non scorgere, soprattutto nella coda finale molto corganiana.

Menzione d’onore per la conclusiva “Only Rain” che vede il feat con Chad Channing (alla batteria e alla voce nella seconda strofa) e rappresenta un po’ una sorta di bolla a sé stante rispetto al resto della tracklist. I toni diventano malinconici, dando vita ad una suggestiva ballad che esplode letteralmente sul finale in un urlo straziato con pioggia di chitarre a seguito (e sì, sarà pure solo pioggia, ma ti distrugge). Idealmente mi piace vederlo come una sorta di passaggio del testimone a livello metaforico tra i Nirvana e i Bleach.

Un ottimo esordio che consacra anni di lavoro in sala prove e riunisce in una sorta di compendio reinterpretato tutte le influenze musicali di cui si sono nutriti, permettendo loro di elaborare una loro identità ben solida. Long live the God (un)blessed!

artwork: Manuela Picciotto

 

TRACKLIST:

  1. Scarecrow
  2. Hand Grenade
  3. Gasoline
  4. Shutters
  5. Gotta Get Out
  6. Can’t Help Myself
  7. Candi Box
  8. Only Rain (feat. Chad Channing)
Immagine che rappresenta l'autore: Francesca Mastracci

Autore:

Francesca Mastracci