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Geese - Circolo Magnolia (Milano), 19.08.2026

credits immagine in copertina Mariapia Albanese 



Oltre l
’hype 

Era tanta l'attesa per l'arrivo dei Geese in Italia. File e file di giovani alternativi (e qualche meno giovane) appostate fuori dal Circolo Magnolia all'Idroscalo di Milano, sede di UnAltroFestival,già dal primo pomeriggio per assistere alla prima data italiana della band di Cameron Winter (il quale ha annunciato lo stesso giorno la pubblicazione del suo live alla Carnegie Hall prevista per quest'anno), probabilmente la band più chiacchierata dell'ultimo anno sia per il loro celebrato album Getting Killed del 2025, sia per il caso Chaotic Good Projects che li ha visti al centro di una polemica circa gli algoritmi e la viralità che li ha resi incredibilmente popolari.

Un'ascesa repentina, una popolarità improvvisa per una band molto giovane, che ha generato più di qualche sospetto tra i più scettici. Ma quindi, fuori dall'hype e dagli algoritmi, cosa resta dei Geese? Il concerto è l'unico modo per poterlo verificare.

Cameron Winter e i compagni salgono sul palco senza troppe cerimonie, con un "Ciao Ciao", e poi cominciano subito con "Husbands", prima di scatenare il pubblico con la travolgente title-track dell'album. Chi salta, chi fa crowd surfing, chi molto semplicemente poga: l'energia del pubblico è palpabile e travolgente, e fa dimenticare il caldo patito durante l'attesa e la mancanza di ossigeno dovuta all'affollamento. Da segnalare che il vasto pubblico che affolla il Magnolia è proveniente da tutto il mondo: in fila si sente parlare tedesco, mentre tra il pubblico spuntano una bandiera del Galles e una della Scozia.


La scaletta si concentra sull'ultimo album, trattato quasi come un album d'esordio a questo punto, ma non mancano brani dal precedente 3D Country, come "2122" e "Crusades".

Sul palco i cinque musicisti dimostrano una grande intesa e il batterista Max Bassin risalta per la sua creatività e il drumming articolato, mentre Cameron si dimostra un cantante incredibilmente versatile anche dal vivo, capace di alternare falsetti, crooning, urla e momenti più loureediani. Lo show dei Geese appare come uno strano agglomerato di impressioni e suoni: un concerto rock degli anni '60 con le chitarre acide degli anni '90; anche il modo in cui dialogano le chitarre di Winter e di Emily Green ricorda il playing di gruppi come i Rolling Stones, ma con i suoni dei Television. A portarci nel 2026 (oltre al muro di smartphone che si alzava spesso dalla folla) è un intervento all'interno del brano "2122": Winter riproduce dal suo smartphone la canzone siciliana "C'è la luna in mezzo mare", usata sui social network come meme sonoro per rappresentare lo stereotipo dell'Italia. Un tentativo goffo (e leggermente offensivo) di entrare in contatto col pubblico italiano per la prima volta attraverso l'egemonia del mondo dei social network, il luogo che li ha resi famosi. Sarebbe carino domandare alla band di Brooklyn se ha idea di cosa sia lItalia oltre lo stereotipo pizza-mafia-mandolino.

ph. Lewis Evans

Al di là di questo strano episodio, il live è decisamente la dimensione migliore per esperire la musica dei Geese, il luogo dove la musica del quartetto di New York riesce a sfuggire agli schermi, ai sensazionalismi, e a rivelarsi per quello che è: pura energia e tanto talento, che lascia trasparire ancora tanto potenziale pronto per essere esplorato.

Da segnalare l'intervento del batterista italiano John Squillante (batterista di GiovanniTiAmo e BelloFigo), il quale supplica letteralmente la band di suonare con loro in cambio di un pacchetto di sigarette: "Non facciamone un'abitudine", dichiara Cameron al microfono, prima di invitarlo sul palco a suonare "Bow Down" tra lo stupore della band (palesemente terrorizzata all'idea di suonare con uno sconosciuto) e del pubblico.

ph. Lewis Evans

Dopo aver suonato il lento "Au Pays du Cocaine" e l'epica "Taxes", la band saluta i fan, prima di risalire per l'ultimo encore con l'esplosiva "Trinidad", probabilmente il brano più atteso della serata, allungata in una jam psichedelica e caotica.

Quindi, tornando alla nostra domanda: cosa rimane dei Geese fuori dall'hype? Semplice. Una rock band. Una vera rock band, fatta di gente che suona, scrive e canta, e che riesce a incantare e coinvolgere il pubblico con l'arcaica forza delle chitarre elettriche. Certo, forse i Geese devono ancora esprimere il loro pieno potenziale artistico, pur essendo già all'apice della loro popolarità, ma il talento di Cameron Winter come songwriter e quello del resto della band come rockers lasciano presagire un futuro quantomeno promettente per i quattro, premesso e non concesso che riescano a sopravvivere alla bolla della viralità e far emergere ancora di più il loro vero valore. Magari suonando di più dal vivo e in altri contesti, anche in Italia. E noi saremo qui ad aspettarli.

SCALETTA

Husbands
Getting Killed
Islands of Men
Crusades
Half Real
2122
Cowboy Nudes
100 Horses
I See Myself
Fantasies/Survival
Cobra
Gravity Blues
Bow Down
Au Pays du Cocaine
Taxes
Trinidad

Immagine che rappresenta l'autore: Marco Andreotti

Autore:

Marco Andreotti