Oggi compie sessant'anni uno degli album pop/rock più rivoluzionari mai realizzati: Revolver dei Beatles.
Grazie all'uso sperimentale di tecniche innovative per l'epoca nella fase di registrazione e alle influenze provenienti da matrici non prettamente occidentali, l'album è stato pioniere di un nuovo modo di intendere la musica rock e pop in ambito britannico e non solo.
Registrato presso gli Abbey Road Studios di Londra, Revolver è stato il primo album musicale a fare ampio uso della tecnica Automatic Double Tracking (ADT), ovvero un metodo che utilizzava il nastro di registrazione per creare una copia ritardata del segnale audio, la quale veniva in un secondo momento riprodotta con una velocità leggermente diversa, generando un effetto eco tra i due segnali sonori. Una delle migliori espressioni nell'uso di questa tecnica è nell'ultimo brano "Tomorrow Never Knows", interamente costruito su un unico accordo.
Naturalmente, questi progressi tecnologici potevano funzionare solo grazie a una grande qualità compositiva.
Durante la registrazione dell'album, l'approccio adottato consistette nel creare sonorità più complesse, ambiziose e sperimentando, nel corso del processo, numerose tecniche e lasciandosi influenzare dalle sonorità orientali. Ciò rappresentava al contempo una rottura e un'evoluzione rispetto all'influenza del blues e dell'R&B, che all'epoca dominava gran parte della musica rock popolare, e rifletteva inoltre il crescente interesse dei giovani per le culture orientali, con le quali molti di loro entravano in contatto per la prima volta.
Con Revolver, i fab four hanno superato i loro confini a livello tecnologico, lirico e sonoro, senza aver mai avuto la pretesa di modellare un lavoro complesso per l'ascoltatore. Per questo, anche dopo sessant'anni, resta uno dei massimi capolavori nella storia della musica.

