Qual è il disco più breve che abbiate mai ascoltato? Mentre ci ragionate, noi vi diciamo il nostro, che in realtà è anche abbastanza fresco di pubblicazione.
Uscito lo scorso 11 giugno via 4AD l’album conta di 10 tracce per un totale complessivo di 11 minuti (ovvero più o meno quanto la prima traccia dell’ultimo disco degli Osees, per dire). Si chiama Magazine ed è il secondo disco della band newyorkese YHWH Nailgun, che torna esattamente a un anno di distanza dall’esordio discografico con 45 Pounds che già li aveva messi al centro del mirino per essere un disco estremamente laconico (anche se comunque durava quasi il doppio dell’ultimo) con sonorità abrasive, frenetiche, ossessive, figlie della migliore scuola nowave newyorkese, portata però alle estreme conseguenze. Bordate industrial e ritmi quasi tribali, matasse dense e caotiche di suoni acuminati; il tutto impastato alla vocalità enfatica di Zack Borzone in grado di alternare senza troppa continuità logica spasmi a urla rabbiose. Riuscivano a contenere nella loro congerie tutto e niente, alto e basso. Il nome stesso scelto dalla band, non a caso, faceva riferimento da un lato al tetragramma biblico con cui in ebraico si indica Dio (יהוה ) e dall’altro alla pistola sparachiodi, un attrezzo che meccanicamente riesce a connettere in maniera penetrante ed esplosiva le parti che lo compongono.
Ma se 45 Pounds era stato un condensato di tutto questo, Magazine riduce ancora di più all’osso quello che è un vero e proprio concept. Questo quartetto strampalato, infatti, non cerca solo di essere anticonvenzionale o fastidioso – poiché le maggiori critiche che gli sono state mosse riguardano proprio l’insofferenza nell’ascoltare dei brani che, per come sono composti, danno l’idea di non riuscire mai ad essere afferrati del tutto. Quello che cercano di comunicare ripesca, al contrario, in ciò che rientra nella definizione generale di ‘perturbante’, dando una scossa tellurica alle nostre certezze acquisite, minando le nostre consuete categorie di interpretazione anche di una narrazione sonora, per quanto fuori dagli schemi siamo abituati a pensarla, e ridefinisce i cardini di cosa voglia dire per loro fare un disco.

I pezzi nascono e si estinguono come se fossero la versione demo di un’app di streaming alla quale non ci siamo abbonati. Sfumano improvvisamente, partono in medias res, si legano gli uni agli altri tanto da rendere ancora di più inestricabile la matassa che li compone. Alla fine, dopo averlo ascoltato più e più volte non ti ricordi una traccia nello specifico, ma un mood.
In un’epoca in cui la soglia dell’attenzione è costantemente insidiata dal bombardamento di informazioni – anche inutili talvolta- alle quali veniamo sottoposti da tutti i fronti e la creazione di contenuti stessa si autocompiace di questa brevitas, spingendoci sempre più ad essere performanti, a dire tutto quello che dobbiamo dire, nel minor tempo possibile altrimenti chi ne fruisce si scolla, passa oltre; ecco, in questo frangente gli YHWH Nailgun non danno tempo per stancarsi e sono loro piuttosto a scegliere come gestire il flusso dell’attenzione, creando un disco che riconduce il caleidoscopio a uno sguardo fugace. Questo è quanto gli serve. Nulla più e nulla meno(tutta la loro discografia, compresa di 2 EP e 2 LP conta 48 minuti, ndr).
Non sappiamo ancora se si tratti dell’ennesima next big thing o se abbiano intenzione di sviluppare questo concetto, che al netto di tutto risulta essere come l’abstract di un bel libro. Ad un certo punto il libro intero avremmo intenzione di leggerlo davvero, ecco.
Intanto comunque ci lasciamo travolgere dai loro live e da questa ondata di novità, consapevoli di avere tra le mani qualcosa di unico nel suo genere e vi consigliamo questo disco. Rapido, breve ma certamente non indolore.

Tracklist
- Ghost of Love
- Stillness Blues
- Innocent Sigh
- Hips on a Wheel
- Ballerina
- Give Blood
- Magazine
- Sewer Tree
- Burns
- To The Devil