“Sono stato un attivista molto prima di diventare un artista”: con questa premessa Serj Tankian apre Down with the System – Un’autobiografia (o quasi), disponibile in Italia dal 17 giugno per Il Castello nella collana Chinaski.
Un memoir che va ben oltre le mura dello studio di registrazione. Tankian, infatti, ripercorre le radici armene della sua famiglia, la crescita negli Stati Uniti e la nascita dei System of a Down — uno dei momenti più originali e politicamente carichi del rock degli anni Novanta. L’attivismo non è un capitolo a parte poiché attraversa tutto il libro, dalla lotta per il riconoscimento del genocidio armeno («I servizi segreti turchi mi tenevano d’occhio») alla scelta, da emergenti, di rifiutare una data a Istanbul in segno di protesta.
Ci sono aneddoti che fanno sorridere — come ad esempio Lemmy in costume da bagno e cappello da cowboy nel backstage dell’Ozzfest, Buckethead che lasciava in segreteria assoli di chitarra alle quattro di notte — e altri che pesano di più, come il ricordo di Chris Cornell, salutato per l’ultima volta pochi giorni prima della sua morte al compleanno di Elton John. E poi il giorno in cui Toxicity raggiunse il numero uno: era l’11 settembre 2001.
Il libro racconta anche la rottura del 2006, la sperimentazione solista, la reunion e quella visione nel 2023 — suo figlio Rumi che ballava sotto il palco — che gli ha fatto capire che i System of a Down sono, prima di tutto, una famiglia.
La band sarà in concerto a Milano il 6 luglio all’Ippodromo Snai La Maura (unica data italiana).
