foto di Roberta Pulucci (gallery completa qui)
Introduzione :
Come ogni anno il Lars Rock Festival è una stella che brilla in mezzo a un panorama musicale fatto di festival dove tra token, pit, golden pit, super pit, early access dominano la scena. Il Lars Rock Fest è un festival musicale di tre giorni, in quel di Chiusi, in provincia di Siena, una piccola oasi che oggi è arrivato al suo tredicesimo anno di vita.
Ormai è dal 2017 che non salto un’edizione e con il passare degli anni ho coinvolto sempre più amici e conoscenti a venire. Quest’anno le tre date erano quelle del secondo week end di Luglio, 10 11 e 12, con una line up varia e assortita per tutti i palati.
Ma andiamo con calma, perché il Lars non è solo musica, è collettività.
Infatti la cosa che subito vi può saltare all’occhio andando a fare un giro sulla pagina del Festival sono le innumerevoli attività che sono presenti dal venerdì alla domenica, per tutte le età, corsi, laboratori, camminate paesaggistiche, concerti di mattina, presentazioni di libri, insomma, è un mondo enorme e magico. Siamo arrivati come nostro solito il venerdì pomeriggio, alloggiando al nostro amato campeggio al Lago di Chiusi, dove ogni giorno ti vengono a prendere con il van (gratuito) che ti porta direttamente al festival e ti riporta a fine serata.
L’atmosfera, arrivati ai giardini comunali di Chiusi, è sempre uno piacere per l’anima, tanta gente, stand di vario tipo, non eccessivi e mirati, due zone ristoro (una simil pub una come ristorante), un’infinità di libri di autori indipendenti, illustratori, serigrafie, mercatini del disco, è tutto incredibile. Spendo due parole per quanto riguarda gli stand: sicuramente i più interessanti per me sono in primis quelli della compra\vendita dei dischi, dove lascio sempre mezzo conto in banca e dove si trovano sempre cose incredibili, ma c'è anche lo stand di This is not a love song, sempre pieno di illustrazioni, sciarpe, maglie, poster di impatto, sia sulla musica ma anche sull’attualità e la collettività, e la serigrafia ironica di Superamara con maglie, gadget e tanto altro e mashup incredibili tra meme, gruppi musicali e così via.
Come detto sopra, si può mangiare e credo in nessun festival si trova una qualità di ristorazione così eccelsa, infatti l’ordine viene eseguito o tramite un app o tramite dei menù compilabili; ci sono tante scelte, piatti tipici Toscani e anche per chi segue diete vegetariane e\o vegane ci sono pietanze che non si riducono al solito hamburger industriale, ma veri e propri piatti che vi faranno venire l’acquolina in bocca al solo leggerli.
Tutto è gestito da volontari, che ti fanno sentire a casa. Provare per credere.

10 Luglio – Giorno 1
La prima sera, il 10 Luglio, sul palco ad aprire le danze sono gli italiani ACANTO, quartetto dreampop che da subito incanta con un basso presente e dritto e dei riff di chitarra elettrica che si intrecciano alla perfezione su tappeti di riverberi, delay e distorsioni a volte leggere e raramente ai confini dei fuzz. Il loro set è un ottimo antipasto: sanno suonare, sanno cosa stanno suonando e sanno stare sul palco, ma soprattutto, hanno un’identità. E’ stata una piacevole scoperta che vi consiglio.
Subito dopo di loro, sul palco si presentano i PLANTOID (ammetto che questa edizione, tranne per l’ultimo giorno, ero completamente in blind). Gruppo inglese che sale con una formazione che già aveva attirato la mia attenzione: tre chitarre, synth, basso e batteria. Non avevo idea che per l’ora successiva saremmo stati trasportati in un mondo musicale fatto di intrecci da far invidia ai mostri del Math-Rock e del Progressive. La band infatti ci delizia con un set che per la prima metà risulta essere più indirizzato per un Math-Rock storto, intrecci e tempi dispari, la voce della cantante Chloë Spance che trova spazio tra un riff e l’altro e sezioni più strumentali. La seconda parte del set è, a mio parere, più tecnico, più pulito, quasi un approccio più Prog che Math, con Thomas Coyne alla chitarra che ci delizia con un playing impeccabile, pulito e preciso.
Dopo la dei Plantoid, il palco viene trasformato, la batteria viene portata avanti su una pedana, in linea con le postazioni degli altri musicisti.Salgono i DEERHOOF,band di San Francisco capitanata da Greg Saunier alla batteria e Satomi Matsuzaki al basso e voce, completata poi da Ed Rodriguez e John Dieterich alle chitarre (e ai rumori). Il sound del gruppo smuove fin dall’inizio il pubblico che viene trasportato in un flusso di rock sperimentale, noise rock, fatto di una batteria minimale, composta da rullante, cassa, tomfloor, charlie e ride, che rimbomba violentemente con Greg che suona come se fosse l’unica cosa che conta al mondo, con un attitudine e una potenza che ci fa solo che piacere. Satomi invece è una performer a tutto tondo, al basso e alla voce, si prende i suoi momenti per piccole coreografie danzanti sul palco, incitando anche il pubblico a seguirla. I brani si susseguono uno dopo l’altro, gli unici momenti di stop sono quando Greg lascia la batteria per annunciare qualche brano, chiedendo al pubblico “come si dice in italiano coniglio\fiore\ecc..” e introducendo i brani con questo modo simpatico e divertente. Lo show è veramente incredibile e dopo un bis richiesto a gran voce, la prima serata passa in maniera decisamente perfetta per i miei gusti, la direzione artistica del Lars colpisce ancora.

11 Luglio –Giorno 2
Il secondo giorno, la direzione artistica del Lars ci delizia con un trittico tutto internazionale. Infatti i primi a salire sul palco sono gli SKINNER , quartetto di Dublino che indossano tutti e quattro una maglia della serigrafia di Superamara (banchetto presente tra gli stand di cui ho parlato in apertura) con l’iconica copertina dei Sonic Youth “Washing Machine” con la frase “io mi iscrivo ai terroristi” all’interno della lavatrice. Che dire? Già per questo potremmo chiudere e andare a casa per il picco raggiunto.
Il sound è potente, grezzo, trova contaminazioni nel garage, nel punk dei primi Clash; la voce è graffiante; le chitarre acide e stridenti; la batteria pesta come una furia; e il basso ti si pianta in testa. Durante tutto il set non si smette di muovere la testa e seguire il live che passa (per quanto mi riguarda) troppo in fretta — avrei ascoltato volentieri altre canzoni, ma non ero assolutamente pronto a quello che sarebbe arrivato dopo.
Sul palco infatti salgono in tre (batterista, cantante e chitarrista) e dopo un breve intro che potrei definire elettro-pop con influenze goth-postpunk, HEARTWORMS ovvero Jojo Orme, la frontwoman, prende una Gibson Firebird Custom EB GH e i primi accordi che suona riempiono la platea di distorsioni che camminano a stretto braccio con le sequenze e le batterie, mentre l’altra chitarra stratifica un sound che trova mille sbocchi e non rimane mai statico. Heartworm è un progetto che vede la luce con un EP A Comforting Notion nel 2023 e il primo album Glutton For Punishment nel 2025; il sound prende un po’ dalla musica elettronica, tante sequenze, a tratti dance, le atmosfere goth, post-punk e una carica che Jojo porta sul palco muovendosi a destra e sinistra, fronte palco, con un backliner che fa avanti e indietro per sistemare i cavi. Il set è esplosivo, mi lascia completamente e piacevolmente sorpreso, è una chicca che vi consiglio assolutamente di recuperare, e se ne avete la possibilità, di vedere dal vivo in quanto credo che sia il vero habitat naturale di un progetto del genere.
Dopo Heartworms, sul palco iniziano ad esserci delle luci scure tendenti al rosso, la scritta CARDINALS compare sullo schermo e immediatamente la band irlandese sale sul palco. I Cardinals suonano un post-punk dalle influenze folk\irlandesi dettate da tamburello e fisarmonica, e devo essere sincero con me stesso, ancora non ho capito se il loro set mi sia piaciuto o meno. C’erano molte idee interessanti nel complesso, suoni di chitarre sospesi, basso e batteria dritti a reggere l’intera struttura, la voce di Euan Manning che a volte toccava veramente alcune corde dell’anima. A volte invece mi sembrava che alcune esecuzioni fossero un po’ scollate tra di loro e anche forse la loro attitudine un po’ “fredda” sul palco. Forse questo ha influito sul live che non mi ha convinto al 100%.
12 Luglio – Giorno 3

Il terzo giorno del Lars comincia direttamente alle 10.30 in campeggio. Sì, perché come dicevo sopra, sono molteplici le attività che propone l’organizzazione GEC e tra queste anche dei matinée (ad esempio la mattina dell’11 ha suonato Sara Parigi che purtroppo non abbiamo fatto in tempo a raggiungere).
Ritornando a noi, il 12 Luglio, alle 10.30, davanti alle nostre tende (non è un modo di dire, letteralmente davanti la mia tenda e quella dei miei amici) su un piccolo placo allestito si esibisce STEFANO PILIA chitarrista sperimentale che io personalmente adoro e che propone un set di modulari e chitarra elettrica e pedali, suoni organici, arpeggi, rumori, si passa da strumentali delicate a noise più o meno estremi, davanti a un folto pubblico.
La terza sera al Lars è un po’ quasi tutta all’italiana. I primi a salire sul palco sono i TA GA DA, power trio di Padova che propone un post-punk con sferzate garage e dance che fin da subito fa ballare il pubblico, che lentamente riempie la zona sotto palco nonostante l’orario anticipato in cui suonano. Infatti, a differenza delle altre serate dove l’inizio dei concerti era settato per le ore 21.30, i TA GA DA salgono sul palco alle ore 20.30 ma convincono da subito i presenti con un sound e un carisma che non lascia spazio a troppe parole: il set è velocissimo, canzone dopo canzone, esplodendo in un finale sing-a-long con microfono piazzato sotto palco.
Dopo di loro, sul palco sale uno dei gruppi che più di tutti in questi anni sta facendo parlare ed esplodere locali: i sardi QUERCIA, band ormai di culto nella scena alternative italiana. I set dei Quercia sono sempre energici, con folle che sotto palco cantano ogni brano, pogando, facendo crowd surf e creando una bellissima atmosfera. Decidono di portare principalmente brani presenti nelle loro ultime due pubblicazioni, fatta eccezione per “Fermissimo” e “Nubi”.
A seguire, il palco viene sistemato con una rapidità incredibile per il quantitativo di strumentazione che è presente, e qui voglio aprire una piccola parentesi perché il lavoro dei backliner è davvero eccezionale, e in pochissimo tempo viene sistemato tutto per l'artista succesivo, che ha ben otto strumentisti al seguito.
L’ultimo musicista, per l;asppunto, forse anche quello che ha richiamato un maggior numero di persone sotto palco, è GEORDIE GREEP ; ex Black Midi, ora si presenta con il suo progetto solista in cui fonde fusion, jazz, progressive rock e molto altro. Già dalle prime note si mette in chiaro la bravura e la tecnica di Greep e della band che ha dietro (band “rotante” a seconda degli show). Sul palco sono in totale armonia e sintonia: gli scambi tra Greep e i vari membri sono puliti e degni dei migliori ensamble fusion, i suoni sono perfetti, calibrati, si può sentire ogni singola nota suonata da ogni strumento in maniera eccellente.
Forse il set è stato un po’ troppo lungo e questo ha portato a non essere apprezzato a pieno, non solo da me ma anche da persone con cui ho potuto parlarne: due ore e passa senza dubbio di una bravura indiscussa, ma anche con tanti esercizi di stile, un po' tendono a stufare. Ma, com’è giusto che sia, molti altri hanno apprezzato.

Ci vediamo l'anno prossimo!
Detto questo, come ogni anno il Lars Rock Fest si conferma un posto accogliente, curato, gestito da persone incredibili che ho ormai il piacere di conoscere personalmente e con i quali mi sento durante il corso dell’anno (si parlo di voi Andrea ed Eleonora, Leo e, di nuovo, Andrea). Penso che in tanti, non solo chi organizza ma anche chi fa musica, debbano guardare al Lars Rock come un faro. Perché è possibile, con lo sforzo e la volontà, tirare su qualcosa di identitario che dia speranza, che porti cultura, collettività, scoperta in maniera diversa da come ormai vogliono farci credere sia la norma.
Non sarà mai abbastanza la gratitudine che ho nei confronti di questo festival, di queste persone, dei volontari, perché sappiamo che è sempre più difficile tenere in vita questi eventi, in questo mondo.
L’anno prossimo, ve lo consiglio di cuore, anche se non conoscete la line-up, fatevi questo regalo e vedrete che non ne resterete mai delusi.
