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Satori Junk - The Golden Dwarf

Il secondo album dei milanesi Satori Junk intitolato “The Golden Dwarf” promana un fascino che si proietta al di là del tempo e dello spazio e induce a proseguire l’ascolto.

Un lavoro decisamente più maturo rispetto al precedente album omonimo. Fin dal primo ascolto si percepiscono le influenze degli Electric Wizard, ma sotto c’è molto di più.

Il disco contiene sette pezzi molto apprezzabili che incarnano l’essenza di una stravagante fusione psichedelica che trae energia da uno spirito doom condannato a un’esistenza primordiale in favore a una totale dedizione di ricerca sonora.

L’album apre con un brevissimo intro mentre il brano successivo “All Gods Die”, è frutto di un perfetto connubio di suoni, testi e melodie, a mio avviso la colonna sonora perfetta di un’opera di William Blake tratta dal “Paradiso Perduto”.

Spicca il brano “Death Dog”, posto su un piano decisamente più profondo, non solo calibrato nelle sue valenze eminentemente stilistiche, ma diretto anche a una comprensione più evoluta della vera fisionomia della band.

Da menzionare l’ultima traccia del disco, un riarrangiamento ben riuscito di “Light my Fire” dei Doors.

Un lavoro volto a rendere giustizia a quelle realtà nostrane, a tutte quelle band italiane che meriterebbero maggiore visibilità in ambito internazionale, non dimenticando, come sottolineava Isidore Ducasse, che la crudeltà e la creatività sono soprattutto segno di genialità.

 

Tracklist:
1. Intro
2. All Gods Die
3. Cosmic Prison
4. Blood Red Shrine
5. Death Dog
6. The Golden Dwarf
7. Light My Fire

 

A cura di: Francesco Marchiori Zana

Immagine che rappresenta l'autore: Tatiana Granata

Autore:

Tatiana Granata

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