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Live Report dEUS

Live report dEUS
5/07/2012 @ Parco San Sebastiano

Evidentemente era destino che vedere i dEUS si rivelasse una sorta di tragedia, con tanto di conferme dell’ultimo minuto, malattie, disdette, problemi… Insomma, vabbè, considerazioni personali a parte, la cosa importante per voi che leggete (e per me che ho ascoltato) è che alla fine ero lì presente a vedere il gran ritorno della band di Anversa. Oddio, ritorno mica tanto, sarà tipo la quinta volta (a sentire Barman, perlomeno) che vengono a suonare nella capitale ma per me è la prima che, come ben sapete, non si scorda mai.

Ad aprire per la band belga, c’era il giovane gruppo romano dei Masoko, che ho visto solo per una decina di minuti e, francamente, non è che mi abbiano lasciato una netta sensazione di aver suonato qualcosa per cui valeva la pena di accendere il cervello. Visti e dimenticati.
Una mezz’oretta dopo arrivano i nostri, sicuramente in forma e guidati dal solito Barman alla chitarra e voce e Janzoons al violino elettrico, sorridenti e pronti ad aprire le danze con l’orecchiabile The Architect, sicuramente uno dei loro momenti più immediatamente ballabili e trascinanti. Da lì in poi, la mente inevitabilmente torna ai primi lavori dei nostri, quando sembravano davvero essere una realtà indie rock con cui tutti avrebbero dovuto relazionarsi.
Ve li ricorderete, i tempi di Worst Case Scenario e In a Bar, Under The Sea, entrambi rappresentati in concerto da un paio di canzoni ciascuno, e rivelatesi sicuramente quelle più attese dall’intero pubblico. Ovviamente, però, l’attenzione della scaletta era principalmente per l’appena uscito Following Sea, da me recensito da poco, con quattro canzoni che non hanno lasciato particolare segno, escludendo Sirens, energicamente delicata. La scaletta era composta da una quindicina di canzoni, per un’ora e mezza di musica circa, ma ammetto che a parte qualche ottimo momento pop come Keep You Close, la band belga sembrava più interessata a buttarla sulla distorsione per risvegliare l’attenzione, chè i momenti dove si andava più sui mid-tempo e su lavori così così come Pocket Revolution, risultavano abbastanza noiosi.
Poco dopo metà, Barman si ferma, interagisce col pubblico, come ha fatto diverse volte nel corso della serata, chiedendo se volevamo ascoltare qualcosa in particolare. Nessuna voce si leva dal pubblico, così decido di prendere la situazione in mano e gli urlo: “Hotellounge!”. Lui mi sente, sorride e dice, attendi che non manca tanto.

Fortunatamente così fu, perchè l’unico bis della serata, dopo la chiusura con la grande Suds & Soda sempre da Worst Case Scenario, è riservata proprio a quella piccola gemma. Verrebbe quasi voglia di vedere i dEUS lanciati in uno di quei tour dove le band suonano per intero i loro album più celebrati, non sarebbe mica una cattiva idea. In ogni caso, dopo Hotellounge ogni riserva che potessi avere si scioglie in un mare di bei ricordi, di coinvolgimento emotivo puro e, tutto sommato, si torna a casa soddisfatti. E senza febbre, evviva!


a cura di Damiano Gerli

un ringraziamento a Brizio

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