Trigger warning: se vi state aspettando di trovare Rosalía e i Pulp, questa selezione non farà per voi.
Ok, lo ammetto: mai come stavolta, perlomeno da quando mi occupo di stilare l’ormai consueta lista delle migliori uscite dell’anno, mi sono trovata in una tale difficoltà nel compiere delle scelte. Su alcuni dischi non avevo dubbi fin da quando li ho ascoltati per la prima volta, su altri invece ho dovuto ragionarci a lungo, consapevole che il criterio discriminante nella loro selezione sarebbe stata l’esclusione di altri che pure oggettivamente, e a ragione, sono stati classificati nelle top ten dalla maggior parte delle riviste di settore. Ma bisognava pur fare delle scelte e ho cercato di inserire in questa lista quello che più credevo rispettasse la nostra linea editoriale, dando spazio a titoli forse meno blasonati ma che sicuramente abbiamo ascoltato di più in questo 2025.
Perché 30? Vista la quantità, 20 ci sembravano pochi e 50 troppi; 40 sono i nuovi 20 e per questo non li abbiamo contemplati.
Messe da parte queste supercazzole, arriviamo finalmente a parlare di musica.
Tra le uscite che più sono state impattanti quest’anno, c’è un disco che abbiamo letteralmente consumato e che fin da subito si è imposto per la sua statura nelle classifiche di tutto il mondo. Stiamo parlando di Never Enough dei Turnstile che, seppur mantenendo intatta la matrice compositiva -core della band di Baltimora, ha cercato di spingere il linguaggio dell’hardcore oltre, declinandolo verso territori che spaziano dal pop al funk, dal metal, fino ad arrivare al post-punk e all’elettronica.

Altro disco necessario è il capolavoro dei GEESE. (Alcuni hanno barato inserendo anche il primo LP solista del cantante Cameron Winter -Heavy Metal –che sì, è una vera perla se non fosse che è uscito lo scorso anno, un po’ in sordina, proprio nell’interregno tra le classifiche del 2024 e le nostre abbuffate di panettoni). Getting Killed è un disco estremamente sperimentale che si muove all’interno di una dimensione art-rock molto ben confezionata in cui si fondono insieme groove tribali, sferzate jazz, caos sonoro e carezze straziate. Una delle cose più belle che mi porterò da quest’anno è il rumore suadente, languido, urlato, sbilenco e viscerale che questo quartetto di Brooklyn riesce a far risuonare dentro di noi, dandoci prova di un’urgenza ispirata e di un’ambizione fuori controllo.

L’esordio dell’anno se lo porta a casa Dove Ellis, scoperto proprio grazie ai Geese (ai quali ha aperto molte date del tour) e ai conterranei Murder Capital (che lo hanno promosso sui loro profili social – anche loro, ovviamente, nella nostra lista). Blizzard è una bella carezza di cantautorato pop dal grande impatto emotivo, tra atmosfere decadenti, malinconiche suggestioni, umori gaelici e vibes mancuniane (Ellis è di Galloway ma vive a Manchester). Niente di nuovo sul fronte occidentale? Certamente! Ma tutto ben fatto, senza orpelli, di una bellezza pura e autentica, testimonianza che a volte giocare di riduzione, se gli elementi sono quelli giusti, può essere una scelta vincente.

Che dire di private music? Chino Moreno e soci hanno sfornato l’ennesimo capolavoro. Ruvidezza e dolcezza lambiscono impeto, sofferenza, malinconia ma anche una certa ricerca, persistente e ostinata, di luminosità armonica: con la loro inconfondibile commistione tra heavy metal, new wave, post rock, incursioni rap e divagazioni sintetiche, i Deftones sono tornati in forma smagliante a riprendersi il podio dopo due lavori non particolarmente convincenti.

Un disco ingiustamente messo da parte che invece volevamo attenzionarvi è Raspberry Moon, terzo lavoro della band newyorkese Hotline Tnt. Will Anderson si mette da parte per realizzare un lavoro più corale con i membri della band e il risultato è un power-pop compatto e stratificato che si intreccia allo shoegaze in maniera molto interessante, con suoni saturi, trame sgranate che combinano effettistica a tessiture fragorose, riscrivendo quasi un frasario post-grunge con la morbidezza del noise “da camera”. Un gioiellino!

Un altro disco che abbiamo inserito fin da subito nella nostra lista è stato Cowards degli inglesissimi Squid. Si tratta di un album che ha fatto fare il proverbiale saltino al quintetto di Brighton, contribuendo a definire in maniera inequivocabile una loro personale identità all’interno del mare magnum di quello che viene chiamato neo-post-punk. Poliritmie dissonanti, psichedelie eleganti, irruzioni catartiche di archi e fiati tra fraseggi di chitarre math e bassi portentosi. Un album che sorprende continuamente per la compresenza di imprevedibilità e potenza.

Sul fatto che il 2025 abbia decretato la ri-esplosione dello shoegaze probabilmente non ci sono troppi dubbi: gran parte della produzione di quest’anno ne è invasa da venature più o meno sotterranee. Nel suo sodalizio con il post-punk, spicca un gruppo che ancora (almeno in Italia) è di nicchia, ma che promette grandi cose. Se già dire Irlanda e Partisan Records non è abbastanza, resterà solo premere play sulla prima traccia di We Were Just Here dei Just Mustard per farsi invadere dal clangore disorientante del noise con i chitarroni taglienti, le pulsazioni trip-hop e la vocalità ovattata di Katie Ball. Oscuro e luminescente allo stesso tempo, come l’immagine glitchata che campeggia in copertina. Potremmo forse avventurarci nel definirli i Portishead della nostra epoca? Forse è troppo presto dirlo, ma stanno davvero tracciando un bel percorso. Da tenere sott’occhio.

C’è tanta commistione, tanta elettronica ma anche tante chitarre nel nuovo disco di Daniel Avery, che con Tremor dà un nuovo asset all’estetica ambient IDM lasciandola fluttuare verso derive sintetiche oscure, tra geometrie spigolose, nervature che si sciolgono e ri-intrecciano continuamente restituendoci una wave caleidoscopica fatta di cacofonie industrial, riverberi impalpabili e ritmi propulsivi. Ottimi i feat scelti dall’artista, tra cui anche quello con il quartetto inglese shoegaze bdrmm (anche loro presenti nella nostra lista con Microtonic).

Poi c’è il ritorno in pompa magna degli Stereolab, veri fuoriclasse del synth pop con il loro immancabile french touch screziato di kraut squisitamente vintage (ma mai datato); la morbidezza avvolgente dei Bon Iver con un doppio album che sembra quasi dare il commiato alla malinconia per lanciarsi verso intuizioni più calde, cosparse di zampilli folk meno eterei; l’eclettismo scanzonato dei Viagra Boys con quel loro riconoscibilissimo linguaggio, forbito di inflessioni jazzistiche e impazzite schegge post-punk. Troviamo anche Blood Orange che possiamo tranquillamente eleggere come il deus ex machina di un certo tipo di elettronica r’n’b molto ruvida ma al contempo difficile da incasellare; il gioiello post-rock (a tratti kraut) dell’ultimo dei Mogwai, tra arpeggi languidi e sincopi ritmiche, chitarre abrasive e sconfinate distese ipnagogiche; l’irruenza hardcore delle Die Spitz, quartetto di Austin, Texas, da tenere sott’occhio. E c’è, poi, la bellezza indescrivibile del bluegrass senza tempo di Alan Sparhawk, che per il suo secondo disco dopo la morte di Mimi (sua compagna di vita e di band nei Low) ha deciso di farsi accompagnare dai Trampled By Turtles per regalarci nove tracce in cui lo strazio e la poesia diventano un amalgama di raffinata potenza evocativa.
Il resto scopritelo voi:
(in ordine alfabetico)
- ALAN SPARHAWK – Alan Sparhawk With Trampled BY Turtles
- ANDREA LASZLO DE SIMONE – Una lunghissima ombra
- BDRMM – Microtonic
- BLACK FOXXES – The Haar
- BLOOD ORANGE – Essex Honey
- BON IVER – Sable, fABLE
- DANIEL AVERY – Tremor
- DEAFHEAVEN – Lonely People With Power
- DEFTONES – private music
- DIE SPITZ – Something to Consume
- DITZ – Never Exhale
- DOVE ELLIS – Blizzard
- GEESE – Getting Killed
- HOTLINE TNT – Raspberry Moon
- I CANI – post mortem
- JUST MUSTARD – We Were Just Here
- LUCY DACUS – Forever Is A Feeling
- MATT BERNINGER – Get Sunk
- MILITARIE GUN – God Save The Gun
- MOGWAI – The Bad Fire
- MURDER CAPITAL – Blindness
- PERFUME GENIUS – Glory
- SORRY – Cosplay
- SPRINTS – All That Is Over
- SQUID – Cowards
- STEREOLAB – Instant Holograms On Metal Films
- TAME IMPALA – Deadbeat
- TURNSTILE – Never Enough
- VIAGRA BOYS – viagr aboys
- WATER FROM YOUR EYES – It’s A Beautiful Place
Grazie per essere arrivati fin qui ed aver avuto la curiosità di scoprire nuova musica insieme a noi anche quest’anno. Grazie per il supporto e l’interesse che ci mostrate ogni giorno. Significa molto, probabilmente tutto!
Stiamo crescendo insieme e come sempre vi auguriamo, come lo auguriamo a noi stessi, di non restare mai ancorati ai pregiudizi (musicali et al.) e di sentirvi liberi nel lasciarvi invadere con gentilezza dalla passione per la musica.
Preparatevi perché il 2026 sarà di fuoco.
F.
Questa playlist è per voi:
