C’è il latte che cola dal fico, le cicale che ballano lo swing, le mani bruciate sullo sterzo di una vespa. “Il prepuzio del fico”, nuovo singolo di Salvatore Spadaro fuori dal 26 giugno, è una canzone che funziona come un’immagine fotografica rimasta impressa senza spiegazione — e non ne cerca una.
Cantautore calabrese classe 2000, formatosi tra il C.E.T. di Mogol e l’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini, Spadaro arriva a questo brano con una scrittura che guarda alla provincia, in estate, quando il corpo che comincia a percepire se stesso e il mondo che smette di essere soltanto un luogo da attraversare. Niente nostalgia pura, ma una memoria fisica e quasi tattile, quella che resta addosso senza chiedere il permesso.
Il singolo anticipa Timpa, disco che prende il nome dalla collinetta su cui è nato e cresciuto — un luogo reale diventato metafora di tutto quello che si lascia alle spalle senza riuscire davvero ad andarsene, punto di partenza e insieme di ritorno.
Il brano sarà presentato per la prima volta live il 10 luglio al Monk di Roma, in collaborazione con Scomodo, durante la rassegna Murmuré – Musica fuori dal gregge.
