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Grand Drifter - Lost Spring Songs

Esordio discografico per Grand Drifter, al secolo Andrea Calvo, che presenta alle stampe il suo primo lavoro, uscito lo scorso ottobre per l’etichetta Sciopero Records, dal titolo suggestivo quanto identificativo: Lost Spring Songs.

L’album si costituisce di tredici canzoni, ognuna delle quali rappresenta un compendio alla grande tradizione del cantautorato inglese di vecchia guardia, spaziando dall’intensità malinconica di Elliott Smith al pop scanzonato dei Big Star e gettando uno sguardo qua e là, senza troppe pretese ma sempre con l’ossequio reverenziale tipico di un grande estimatore, a quei geni assoluti che sono stati i Beatles (vedere, ad esempio, il pezzo “Listen to the Soul”).

A metà strada tra un artista senza dimora (i ‘drifters’ nel periodo della Beat Generation erano proprio gli artisti girovaghi che si spostavano di continuo per far conoscere la loro arte) e un funambolo in equilibrio precario sul filo immaginario della vita (come l’immagine disegnata sulla copertina dell’album), Grand Drifter si districa tra le matasse di canzoni dal sapore atemporale, perse nel tempo e nello spazio. In una primavera persa che non cessa mai di riversarsi nell’autunno della sua anima nostalgica, Andrea realizza un cantautorato delicato ed introspettivo, pieno di emotività e dolcezza. Musicalmente le tracce si muovono tra scenari più malinconici e rarefatti (“Close Don’t Mean Near”, “Circus Days”) e svincoli invece più ariosi con accenni folk (come nella titletrack “Lost Spring Songs”, con tanto di armonica e schitarrate bluesseggianti, o come “Silent Brother”, dove spicca invece un meraviglioso contrasto agrodolce reso dalla fisarmonica, o finanche “The Way She Knows” con frizzanti riff di chitarre, cori, fischiettii e solfeggi con fluato di pan che contribuiscono  a conferire un tratto di etnicità al pezzo).

Ottima chiusa con la reprise di “The Balloon’s Boy”, realizzata interamente in chiave strumentale dando la parvenza di essere tratta dalle colonne sonore di uno di quei film francesi in bianco e nero dove i protagonisti si amano ma non finiscono mai insieme (ah, Godard!).

In fine, un album che scorre veloce, ben realizzato, dal suono pulito e dalla meritevole capacità compositiva. Bisogna ammettere, in ultima battuta, che gli equilibri sul filo tendono a sbilanciarsi più verso la direzione del passato, ricalcando scelte stilistiche già ampiamente esplorate dagli artisti da cui il cantante dichiaratamente trae ispirazione, ma come prima prova ci può stare.

 

Tracklist:

  1. The Balloon’s Boy
  2. Circus Days
  3. Closer Doesn’t Mean Near
  4. Human Noise
  5. Junkyard
  6. Flesh and Bones
  7. Somebody Must Fall
  8. Listen to the Soul
  9. Silent Brother
  10. Untitled Waltz
  11. The Way She Knows
  12. A Lost Spring Song
  13. The Baloon’s Boy (Reprise)

 

A cura di: Francesca Mastracci

Immagine che rappresenta l'autore: Tatiana Granata

Autore:

Tatiana Granata

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