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Altea - Baumhaus (Bologna), 20.02.2026

Si riempie lentamente la piccola sala del Baumhaus, probabilmente il locale con la miglior qualità sonora di Bologna. Poche persone alla volta, noto subito una gran varietà di età, da persone anziane a una bambina che rimane con la famiglia per tutta la serata in prima fila. Il concerto di Altea era probabilmente uno dei più attesi tra i frequentatori della scena emergente italiana, ora che il suo EP Nessuna sta raccogliendo ampio consenso tra ascoltatori e critica, un album ambient-folk intimo e intenso.

Ad aprire il concerto è la giovanissima pisana Zoe, che con un delicato set piano/voce/elettronica presenta in anteprima i brani del suo prossimo album Cuore Automa, una raccolta di canzoni sui sentimenti e i ricordi legati a questi, conclude il set con un lungo e intenso brano dedicato alla “FI-PI-LI”, l’autostrada che collega Firenze, Pisa e Livorno, rimarcando il suo legame con la sua toscana.

Dopo un rapido cambio palco inizia a suonare un drone oscuro che anticipa le atmosfere cupe e ariose dell’artista salentina, mentre sul fondo del palco vengono proiettate immagini di piante. Altea sale sul palco vestita di bianco e nero, con perle tra i capelli, come un’apparizione misteriosa proveniente da un mondo sconosciuto. Ma si tratta di un’apparenza, dietro alle atmosfere oscure e ai testi intimi Altea si mostra molto sorridente e accogliente verso il suo pubblico.

Il set è sorretto da campionamenti vocali, elettronica, ampi riverberi e pianoforte, mentre chitarra, basso e beat elettronici sembrano costituire un arricchimento all’arrangiamento più che l’ossatura principale, ad esemplificare la natura minimale e intimista della musica di Altea. Il pubblico canta le canzoni, in maniera sorprendentemente entusiasta e in antitesi con il tenue modo di cantare dell’artista, in particolare nel brano “Nuvole” dove il delicato equilibrio piano e voce veniva quasi disturbato dai fan più entusiasti.

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Al pubblico viene concesso un sano sfogo su “Alto il mento”, il brano più ballabile dell’album e uno dei migliori momenti live con il suo beat oscuro e la sua cantilena quasi da filastrocca. Subito dopo, con “Mia”, Altea imbraccia la chitarra e ancora una volta incanta il pubblico con una voce quasi spezzata ed emozionata, retta solo dalle due chitarre acustiche e dal basso elettrico. Il set avrebbe dovuto concludersi con “Ancora no”, tratta dal suo precedente EP “Non ti scordar di me”, ma il pubblico bolognese richiede a gran voce ancora una canzone, convincendo la band a suonare nuovamente “Mia” e poi, ancora per l’insistenza del pubblico, “Alto il mento”, testimoniando ancora una volta l’affetto reciproco tra artista e pubblico.

 

Immagine che rappresenta l'autore: Marco Andreotti

Autore:

Marco Andreotti