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Tanca Fest: l’altro spazio – Baumhaus (BO), 17-19.04.2026

C’è un momento, durante il primo giorno del Tanca Fest, in cui Jacopo Icanai zittisce il pubblico con una semplicità disarmante: “questo non è un talk show, io suono e voi state zitti”. È una frase che potrebbe valere come manifesto dell’intero festival che ha costruito attorno alla sua Tanca Records. Tre giorni, dal 17 al 19 aprile, nello spazio culturale Baumhaus di Bologna: un festival che ha visto mettere al centro una visione di musica alternativa declinata in molti mondi variegati e affascinanti, dall’improvvisazione libera all’elettronica più abrasiva, fino anche alla canzone pop e alla rock band. Quella visione si articola in tre direzioni che convivono nello stesso spazio senza mai risolversi l’una nell’altra.


La canzone

Sembra quasi scontato che ad aprire il festival sia stato proprio Jacopo, presentatosi sul palco munito solo di una chitarra acustica a cui salta una corda già dopo due canzoni. Meno scontata è la sua apertura sulle note di “Un blasfemo” di Fabrizio De André, a cui accoda poco dopo una cover di “Il cucciolo Alfredo” di Lucio Dalla in mezzo al suo repertorio, come a voler mettere al centro del suo festival alternativo la canzone come oggetto sonoro e musicale, prima di confrontarla con un vario campionario di oggetti realizzabili dai musicisti. Dopo aver fatto cantare il pubblico sulla sua “Stormi”, Jacopo invita tutti ad ascoltare Luca Barachetti nell’altro palco — ma ci arriviamo dopo.

È lo stesso metodo con cui si presenta Lacana, sardo come Jacopo, chitarra e voce. La sua voce cristallina, elegante e dominata con dolcezza e grande maestria conquista tutti i presenti, così come il suo repertorio costituito da canzoni dolci e serene, in una nuova riproposizione di quell’oggetto canzone esposto da Jacopo all’inizio. Il pubblico lo apprezza al punto che la sera seguente torna sul palco principale a ripetere il set — una delle poche variazioni spontanee alla programmazione, e forse la più rivelatrice.

Vieri Cervelli Montel, primogenito di Tanca Records, porta la stessa formula verso territori più obliqui: chitarra elettrica, le sue composizioni alternate a cover di Rino Gaetano e Jeff Buckley reinterpretate a cavallo tra jazz e dream pop, distaccandosi in qualche modo dalle sonorità che lo hanno reso famoso, come ha fatto Jacopo la prima sera.

Il culmine è Daniela Pes. Dopo la sua fugace apparizione in un mini-tour per l’Europa assieme a Jacopo, della cantautrice sarda si erano perse le tracce, lasciando il mondo in trepidante attesa di nuova musica dopo il celebrato debutto “Spira”. La formula è la stessa dei giorni precedenti: chitarra e voce, nient’altro. Ma è chiaro fin da subito che il pubblico sta per assistere a qualcosa di diverso. In un set di neanche quaranta minuti, con solo la sua voce e una chitarra elettrica, Daniela è tornata per imporsi con la forza dirompente del suo talento. Si poteva palpare l’elettricità nell’aria, tanto era intensa l’energia emanata dalla musicista alla sua prima apparizione dopo la fine del tour: una performance memorabile che ha scosso le membra di tutti i partecipanti. Daniela posa la chitarra, ringrazia e saluta con una promessa: «Ci vediamo presto».


La canzone possibile

Agenda dei buoni propositi, il progetto elettronico del pugliese Tiziano Parente, già presente nel locale bolognese lo scorso inverno in apertura del concerto di Massimo Silverio, propone un set oscuro, potente, aggressivo eppure melodico e sognante, che alterna momenti di sola voce processata a sonorità quasi industrial, mettendo in mostra le capacità tecniche e la lucidità artistica del giovane producer.

Aka5ha chiude il primo giorno con il suo album di debutto “Rifiorirai”, presentato proprio al Baumhaus l’anno scorso. Dalla sua uscita il disco sembra essersi depositato nei cuori dei bolognesi, che ora cantano e si emozionano con le immagini poetiche del ragazzo in un autentico trionfo.

A Nice Noise — ovvero il trio jazz sperimentale She’s Analog con l’aggiunta di Any Other alla voce e al basso — è lo spettacolo più energico dell’intera rassegna, anticipando quello che è uno dei progetti più interessanti in uscita per questo 2026: un pop-rock sui generis tra contaminazioni psichedeliche, elettroniche e jazz.

Il cantautore polesano Banadisa, il cui album Inumana Canicola Padana è stato uno dei lavori che più abbiamo apprezzato nel 2025, chiude la seconda serata. Il set si apre con un problema tecnico ai monitor della batterista, la tensione sul palco è palpabile — ma quello che segue è un folk oscuro, pregno di suoni elettronici e percussioni acustiche, mentre il giovane Diego canta in veneto, italiano e spagnolo con un’attitudine quasi punk in un set intenso e potente.

Chiude questa linea Ginevra Nervi, giovane compositrice genovese autrice di colonne sonore per il cinema e la televisione, che porta sul palco lo spettacolo visivamente più articolato dell’intero festival: video e visual sincronizzati alla musica con una raffinatezza che, nel confronto con gli altri set con accompagnamento visivo, mette in evidenza più di qualsiasi biografia il suo mestiere di compositrice per le immagini. Una lucida visione artistica che mette al centro le manipolazioni vocali nella creazione di complesse composizioni sonore, tra la musica elettronica più raffinata e veri e propri momenti techno ipnotici e sognanti.


Fuori dalla canzone

Poi c’è tutto il resto. O meglio: tutto quello che il festival mette al centro quando smette di parlare di canzoni.

Dopo il set di Jacopo, sul “b stage” inizia quella che per molti è la vera sorpresa del primo giorno. Luca Barachetti, un performer disabile e neurodivergente, suona una carriola di lamiera, colpendola e strofinandola, tra lo stupore, il genuino interesse e gli sguardi straniati dei partecipanti — e qualche risatina. Una voce registrata recita la definizione di «Iposoggetti» tratta dall’omonimo saggio di Timothy Morton. Barachetti lo sa, e alla fine se ne fa beffe: la sua carriola, dice, è ovviamente accordata da Stradivari. La tensione si scioglie, e con essa anche la resistenza.

Akii, progetto di Sofia Sanseverino, artista e producer di base a Berlino, propone una musica elettronica spezzata ed emozionale, tra manipolazioni vocali e loop che collocano il suo lavoro a metà strada tra il minimalismo techno e la sound art. LuiSaLi — pseudonimo di Luisali Theisen, giovane artista tedesca trapiantata a Brescia — apre il suo set con il clarinetto, prima di passare alla manipolazione di nastri analogici e cassette: un ingresso inaspettato che dice già molto sul suo approccio, proveniente dalla sound art, dalla ricerca sonora e dal mondo delle installazioni.

Sul main stage il gruppo tellKujira mischia free jazz, improvvisazione libera e linguaggi provenienti dalla musica contemporanea, in uno dei set più densi e variegati di tutto il festival, tra chitarre elettriche, archi e suoni elettronici. L’anima sperimentale del festival viene portata avanti dal musicista e performer Giacomo Salis, percussionista che si è esibito in un’intensa performance quasi interamente su una grancassa, sulla cui pelle deposita oggetti come conchiglie, lastre di metallo, biglie e altri corpi atti a esplorare ed estrapolare le possibilità sonore del tamburo.

Panoram, il progetto di Raffaele Martirani, italiano trapiantato a Brooklyn, con la sua produzione ricca di campionamenti e ritmi hip-hop riconnette il pubblico con quel mondo elettronico figlio di Warp e Hyperdub.


Il Tanca Fest è durato tre giorni in uno spazio culturale di Bologna, e ha dimostrato che esiste una scena — fatta di etichette indipendenti, spazi alternativi, musicisti che lavorano ai margini del mercato e dentro di esso — viva e capace di sorprendere. Ha bisogno di spazi come il Baumhaus, di festival come questo, di etichette come Tanca e Trovarobato. E merita più attenzione di quanta ne riceve. Un’altra musica esiste. Bastava accorgersene.

 

galleria gentilmente concessa da: Margherita Caprilli

Immagine che rappresenta l'autore: Marco Andreotti

Autore:

Marco Andreotti