Il sound degli Underground Youth, sin dalla sua fondazione nel 2008 per mano di Craig Dyer, ha la forma di un puzzle sonoro. Attraversa la musica, la modella, la decostruisce come nell’ultimo album Decollage, con un sapore che sa di hauntology, amalgamando gli spettri wave, la decadenza post-punk con i colori della psichedelia e le sfumature dello shoegaze, il noise alla melodia.

Sul palco del Monk, dopo l’apertura energica e corrosiva dei Minatov, la band crea delle vere e proprie visioni ritmiche che danzano con i fulgori luminosi in controluce sullo stage e le allucinazioni seducenti e monocromatiche dei film proiettati su uno schermo. Sembra di assistere a uno show in grado di catapultare i presenti altrove, in location a metà strada tra il CBGB, il Fillmore Auditorium e l’UFO, in un luogo in cui il carattere decadente e sensuale dei suoni fluttua nel mare vigoroso dei feedback e delle distorsioni. La voce di Craig Dyer ha una pasta quasi goth, mentre la chitarra di Leonard Kaage costruisce tavolozze sonore iridescente, il basso di Samira Zahidi crea la giusta dose di oscurità e la batteria Olya Dyer fa vibrare il pavimento dell’ascolto.
La setlist parte con l’incedere bluesy di “You Made It Baby” e con i fantasmi di “I Need You”, “The Allure Of The Light” e “Juliette”. Si prosegue con “I Thought Understood”, con le danze dall’animo sixties di “Morning Sun”, con “Hedonism”, con le melodie sghembe di “Last Hexit to Nowere”, gli echi trip hop di “You (the feral human thunderstorm)”. E ancora “Half Poison / Half God”, “Silhouette”, “Underground”, “Alice”, “Mademoiselle”, “Collapsing into Night” e “Strangle”. Con la potenza deflragante di “Death Of The Author”, Craig Dyer scende dal palco per cantare in mezzo al pubblico. L’encore è infine affidato alla tripletta “In The Dark I See”, “Delirium” e “Hope & Pray”.

Gli Underground Youth dal vivo sono travolgenti, distorti e onirici. Sono un’immagine sonora dall’estetica da cinema lisergico impastato da un grana vintage. Sono una inquadratura noir e un fotogramma da Nouvelle Vague. Sono proprio come quel bianco e nero della foto di Anna Karina stampata su Mademoiselle e quella dal fascino lo-fi di Morally Barren.
Setlist
- You Made It Baby
- I Need You
- The Allure Of The Light
- Juliette
- I Thought Understood
- Morning Sun
- Hedonism
- Last Hexit to Nowere
- You (the feral human thunderstorm)
- Half Poison / Half God
- Silhouette
- Underground.
- Alice
- Mademoiselle
- Collapsing Into Night
- Strangle Up My Mind
- Death Of The Author
Encore
- In The Dark I See
- Delirium
- Hope & Pray
