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TR/ST - The Destroyer PART 1

Dopo 5 anni di silenzio discografico torna sulla scena con un forte annuncio: un disco in due parti. Wow.

Le interviste lo vedono coinvolto in un percorso autocritico, iniziato con isolamento e profonda crisi esistenziale al termine del tour per il secondo disco Joyland, rimettendo il discussione il proprio stile di vita, fatto di droghe e tutto il resto. Un disco di redenzione, concettuale, o in cui un artista finalmente mette a nudo se stesso, le proprie debolezze e con onestà ci racconta il suo personale travaglio?  Stocazzo. No, non è il titolo del disco ma una mia riflessione ad alta voce.

Come succede spesso, lavorare anni ad un disco è controproducente, finisci per perdere di vista l'aspetto più grezzo e allo stesso tempo vibrante dell'idea originaria: inizi a limare, equalizzare, aggiungere, colorare, correggere e rifare. Il risultato rischia di diventare freddo, distaccato.

Robert Alfons dice di aver sperimentato nuovo materiale, e di aver veicolato in Destroyer una profonda riflessione interiore durata 5 lunghi anni. Beh, se queste sono le premesse mi aspetto qualcosa di unico, magico e ispirato, non una forma sbiadita trita e ritrita dei suoi precedenti lavori, che comunque avevano meno personalita di un dito in culo durante una fellatio. Grande proprietà di linguaggio per soluzioni compositive sempre troppo contenute. Timide.

Sappiamo quali siano le potenzialita del SynthPop, che anche se si ripete pressoché identico a se stesso da TransEuropeExpress.  Negli anni ha ritrovando linfa vitale negli Ultravox fino anche alle esperienze tedesce di In Strict Confidence, Sa di make-up, ma sotto c'è carne e sensualità così si avvinghiano in un fuoco ardente. TR/ST non ha mai raggiunto apici indimenticabili, personalmente ho sempre sentito un goccio di rassegnazione, una certa mancanza di perversione che ti fa eccitare come quando leggi un libro di Henry Miller, anche se in fondo i suoi libri sono una rottura di palle

E così, l'apertura con Colossal alla fine sembra un libro di Miller nella definizione che avete appena letto. Forse giusto un paio di erezioni con Bicep ma fondamentalmente sembra davvero un disco stanco, oppure l'artista ha passato davvero troppo tempo a lavorarci che ha perso il punto focale. L'emozione. Tutto sembra così cerebrale, vivisezionato e smussato per cercare la perfezione nel cercare in fondo di raccontare qualcosa di profondamente onesto e intimo. La voce cerca un dolore che nel frattempo si è sopito, diventando un prodotto, e non riesce a farsi strada nel cuore di chi ascolta, che è invece la cosa per cui tutti amano il Synth Pop. Non ci sono canzoni brutte, non ci sono canzoni belle. Potenzialmente un bel disco. Forse.

Da ascoltare la notte, sdraiato nel letto e al buio. Sperando di addormentarsi prima che finisca.

 

Tracklist:

  1. Colossal
  2. Gone
  3. Unbleach
  4. Bicep
  5. Grouch
  6. Poorly Coward
  7. Control Me
  8. Wake With

 

A cura di: Fabio Gallarati

Immagine che rappresenta l'autore: Tatiana Granata

Autore:

Tatiana Granata

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