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Preferisco Ignazio. - Se penserò al domani mi verrà da piangere

 

  • Si tende a cancellare la voglia di lottare /
  • Ed è proprio per questo che ho paura di invecchiare
  • (LukaD)

 

A due anni esatti di distanza dal loro primo ep Stendardo e dopo la parentesi dello scorso anno con lo split Rovi insieme ai Lysine, arriva finalmente la prima prova sulla lunga distanza per i Preferisco Ignazio.

Se penserò a domani mi verrà da piangere, questo il titolo, è una riflessione declinata in 11 capitoli (compresi intro e outro) sul tempo che passa, tra il disincanto e la consapevolezza di dover fare i conti con tutto ciò che cambia intorno e dentro di noi. I testi affrontano temi che toccano la paura di crescere in un contesto così alienante come quello attuale, dove qualsiasi scelta che mappa la nostra esistenza è minata da un profondo sconforto sociale. Ma anche nel nichilismo più efferato, credere in qualcosa che sia in grado di darci ancora la forza di lottare diventa un atto di fede prima di tutto con con se stessi. Ed è estremamente significativo, a tal proposito, che le parole di chiusa di “Lanterna”, l’ultima traccia di questo percorso, recitino: “Il mio proposito sarà per sempre trovare la lanterna per cui ardere/Anche se il nostro sole è coperto dalle nuvole, resta sempre quello il cuore per cui battere”.

Dal punto di vista strumentale, l’album presenta una stratificazione sonora molto ben imbastita che sostanzialmente si dirama intrecciando urgenza emotiva e momenti di sospensione, in un andirivieni ritmico che oscilla tra venature midwest, incursioni post-rock, passaggi dal sapore math e vaghi accenni post-hardcore. La scaletta, come già accennato, è incorniciata da un “Intro” e un “Outro” (nel quale compaiano le parole recitate tratte dal videogioco Gherman, il Primo Cacciatore) che hanno il compito di delineare a livello sonoro tutta l’iconografia del disco.

Nella tracklist convivono, poi, esplosioni irruente dall’incedere cadenzato con fraseggi di chitarra lanciati su percorsi ora più morbidi e ora più infuriati, che però sommergono in maniera pervasiva tutti i pezzi. Da un lato troviamo l’attitudine punk di capitoli come “LukaD” (in cui viene urlato a squarciagola il titolo del disco), “Dimmi se” (che si conclude sfumando in un’atmosfera quasi folk con i tamburi e gli archi a conferire maggiore enfasi) o l’acume post-hardcore di “Curami” (uno dei capitoli meglio riusciti del disco con i controcanti urlati particolarmente protagonisti). Dall’altro lato, invece, troviamo pieghe più malinconiche che lasciano spazio a un andamento più dilatato e immersivo, come in “Abisso” (con i suoi riverberi e delay post-rock), "Lanterna" (dove troviamo di nuovo gli archi e suggestioni sonore piene di un respiro quasi solenne, in completo accordo con il testo che viene cantato). Menzione d’onore per “Viola” (brano che vede la partecipazione di Yuri Guarino dei REEMO e di Vico Genovesi dei Lysine) che si adagia su un tappeto midwest nella parte iniziale, ma viene squarciata a metà da una cascata di chitarre e da un drumming tentacolare, con le linee vocali screamate che graffiano in maniera incisiva.

Un disco mutevole, insomma, strutturato su un suond dissonante che trova il proprio punto di forza sulle interrelazioni, sulle sovrapposizioni di tempi dispari e sull’incisività emotiva come propria inestinguibile lanterna.

 

TRACKLIST

  • Intro
  • Miretti
  • Sbiadire
  • Acque Calme
  • LukaD
  • Abisso
  • Viola
  • Dimmi Se
  • Curarmi
  • Lanterna
  • Outro

 

Immagine che rappresenta l'autore: Francesca Mastracci

Autore:

Francesca Mastracci