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Live Report Rotting Christ


Live Report Rotting Christ
Traffic Live, Roma
26/05/2013

Nonostante ci si avvicini impetiosamente a una certa età, viene naturale continuare ad apprezzare il black metal e così pure recarsi ai concerti, finchè, come si dice in gergo, “ci regge la pompa”.
D’altronde, ci si consola pensando che i gruppi invecchiano insieme a te e ben pochi sono disposti a vendersi e cambiare stile solo per l’avvicinarsi dell’età pensionabile.
Ci piace pensare che i Rotting Christ stiano invecchiando proprio bene, confermandosi come una band che ancora si diverte a fare quel che fa, senza spingere troppo il pedale del satanismo ma mai abbandonandolo.
Per la serata del Traffic a Roma, i greci erano accompagnati da diversi gruppi spalla, il primo a cui abbiamo avuto il piacere di assistere erano i campani Symbolic. Di fronte a un pubblico numericamente limitato, la giovane band ha messo su una buona esibizione di death metal, non riuscendo molto a variegare il sound tra una canzone e l’altra ma convincendo per spontaneità e voglia di suonare. La cover degli Slayer, come omaggio al recentemente defunto Hanneman, è stata piuttosto benvenuta come altro buon motivo di spaccarsi le ossa in prima fila.
Subito dopo salgono gli attesi, perlomeno dal sottoscritto, Forbidden Tomb, la band piacentina è reduce da quello che forse è il loro album più diretto e aggressivo, il notevolissimo And don’t deliver us from evil. Stranamente suoneranno una mezz’oretta scarsa, il che è sembrato piuttosto strano, specialmente rispetto ai quasi cinquanta minuti concessi ai Symbolic, sicuramente eccessivi.
Presentano un paio di ottimi pezzi dal nuovo (su cui spicca Deprived in apertura), più diverse rivisitazioni del passato, chiudendo con una medley splendida di Disheartenment / Alone / Steal my corpse. Nel gruppo spiccava Algol al basso, presenza scenica minimalista ma essenziale, col suo sguardo perennemente sul pubblico a cercare chi fosse più attento e a regalargli un cenno di assenso e concedendosi allegre sbevazzate di vino rosso nelle pause.
Sono le 23 passate quando i Rotting Christ salgono sul palco, dinanzi a un pubblico foltissimo ma fortunatamente caldo e con tanta voglia di ascoltare. Altrettanto fortunatamente i greci non si sono risparmiati per nulla, presentando una scaletta non lunghissima ma ben variegata, con solo due pezzi dall’ultimo lavoro e ripescaggi vari da Thy Mighty Contract e Triarchy of the Lost Lovers.
Sakis Tolis
dal vivo diventa un vero e proprio trascinatore di folle, non risparmiando bestemmie, incitamenti continui al pubblico e dimostrando come, davvero, quando c’è lo spirito l’età non cambia proprio niente. Attesissima e cantata dal pubblico Nemecic, così pure King of a Stellar War, pogo scatenato sulla cover old-school “Societas Satanas”… insomma, non c’è un momento della serata che non sia stato memorabile. Si chiude con un veloce bis con Archon e ti rendi conto che, oh manco a dirlo, i Rotting Christ hanno una discografia quasi perfetta.
Torni a casa mezzo acciaccato, pensi alla tua età che si avvicina alla
trentina e sorridi. Ne ho ancora di anni buoni per rompermi il collo.


Grazie a Gabbo di No Sun Music, Stefano e al Traffic.

A cura di Damiano Gerli
 

 

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