It was sent to me yesterday by a friend and it absolutely blew my fucking mind! It’s called Angine de Poitrine – Dave Grohl
Da un paio di mesi circa non si sente parlare d’altro: da dove arrivano e chi sono questi due alieni che indossano costumi a pois e suonano con precisione meccanica un miscuglio allucinato di math e sperimental rock? Sono passati dall’essere semi sconosciuti a programmare un tour europeo che farà tappa anche in Italia al Poplar Utopia Festival di Rovereto il 31 maggio prossimo e sono letteralmente sulla bocca di tutti. Originari di Saguenay, nel Quebec, i due canadesi avevano destato le prime curiosità già nel 2024 con Vol I, il loro album d’esordio pubblicato sempre via Spectacles Bonsaï, ma solo grazie all’esibizione andata in onda il 5 febbraio per la nota emittente di Seattle KEXP – che, come di consueto, non sbaglia un colpo – Khn de Poitrine e Klek de Poitrine sono riusciti a piegare a loro favore l’algoritmo puntando su un’estetica a dir poco spiazzante. Scenografia bicolor in black & white, strambe maschere di cartapesta e pois ovunque veicolano l’attenzione sui due musicisti il cui talento diventa a questo punto catalizzatore. Il mix è letale: diventa impossibile staccargli gli occhi di dosso.
Mentre Klek esegue variazioni repentine su tempi dispari in scioltezza, Khn si destreggia con disinvoltura su uno strumento a doppio manico dove si alterna tra basso, chitarra microtonale e loop station imbastendo groove da capogiro.
Con l’attesa alle stelle è uscito lo scorso 3 aprile Vol II regalando sei nuovi brani ad una fanbase che si sta allargando a macchia d’olio. Se “Fabienk” e “Mata Zyklek” erano stati un gradevole assaggio nell’esibizione andata in onda per KEXP, gli altri quattro brani inediti consolidano l’idea che il sound del duo sia tra le cose più particolari che andremo a sentire in questo 2026. Gli Angine de Poitrine (letteralmente angina pectoris, dolore toracico dovuto alla mancanza temporanea di ossigeno al cuore) nel loro secondo capitolo discografico intessono trame ingarbugliate che si dipanano tra soluzioni acide e dinamiche imprevedibili, facendo leva su effetti reiterati in loop station, tecnicismi di derivazione fusion/jazz e influenze balcaniche. Ci troviamo così proiettati in uno spazio tempo indefinito a ballare su polke microtonali (UTZP) perdendo ogni tentativo di orientamento tra acid-techno (Angor) e galoppate psichedeliche che lasciano senza fiato (Yor Zarad, Sarniezz) allo scoccare di questi quaranta minuti, o poco più, che manderanno in tilt il vostro sistema nervoso.

A favore degli Angine de Poitrine gioca senz’altro il fattore novità. Se il genere proposto non è, da solo, in grado di ritagliarsi uno spazio personale all’interno del mercato musicale che desti un certo interesse, i due canadesi hanno vinto la propria scommessa puntando tutto sull’impatto scenico e giocando sull’incognita dell’imprevedibilità che li vede, tra le altre cose, parlare una lingua aliena nelle poche interviste rilasciate, con tanto di traduzione simultanea al seguito. E non è l’idea di per sé ad essere innovativa. A maschere, trucchi e stranezze è da lungo tempo avvezzo il mondo del r’n’r, ma focalizzarsi solo su questo aspetto sarebbe a dir poco riduttivo. La storia della musica ci insegna infatti che ci vuole una buona dose di attitudine e uno spiccato talento anche per riuscire a mixare un certo tipo di estetica visiva con determinate tendenze sonore senza finire per risultare poi, nell’insieme, posticci. Gli Angine de Poitrine non solo sono credibili, ma fanno tutto talmente tanto bene da assicurarsi un ancoraggio sicuro e stabile nella corteccia celebrale dell’ascoltatore. Se non è uno scacco matto questo!
- Tracklist “Vol.II”
- Fabienk
- Mata Zyklek
- Sarniezz
- UTZP
- Yor Zarad
- Angor
