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A sorpresa i Converge annunciano un secondo album per il 2026

Lo percepisci prima ancora di sentirlo. E quando lo senti, non se ne va più. Un suono basso e costante, che vibra sullo sfondo. La scienza lo colloca tra i 30 e i 40 hertz, ma la sua origine resta sconosciuta. È stato segnalato in diverse parti del mondo — dagli Stati Uniti alla Nuova Zelanda — e in alcuni casi è stato associato a effetti profondi su chi lo percepisce. Lo chiamano The Hum.

I Converge partono da questo fenomeno per costruire una metafora sonora della sofferenza umana. L’idea, come spiega il vocalist e autore Jacob Bannon, è semplice e radicale: immaginare “The Hum” come la somma del dolore del mondo, un segnale che attraversa l’universo e che può essere colto solo da chi si trova sulla stessa lunghezza emotiva.

Hum of Hurt è il secondo album della band nel 2026, dopo Love Is Not Enough. Se il precedente offriva già una lettura cupa ma partecipe della condizione umana, questo nuovo lavoro spinge ulteriormente in quella direzione, con brani più diretti e scoperti. Durante la scrittura, racconta Bannon, il materiale accumulato ha preso forma in due dischi distinti, sviluppati poi separatamente. Pur condividendo alcune coordinate, Hum of Hurt si distingue nettamente dal suo predecessore. Non è un seguito, ma un lavoro autonomo, più dinamico e meno definibile.

La title track, pubblicata ieri, è tra i brani più intensi del disco. Nei testi, Bannon riflette sul prezzo delle scelte personali:

Ho dedicato 35 anni alla musica e all’arte. Questa comunità mi ha dato molto, ma spesso non lascia spazio ad altro. In queste parole mi guardo allo specchio e riconosco di non essere ancora la persona che vorrei. Ho bisogno di cambiare, e il lavoro non è finito.

credits immagine in copertina: Jason Zucco

Immagine che rappresenta l'autore: Francesca Mastracci

Autore:

Francesca Mastracci