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MATERAZI FUTURE CLUB – THE ITALIAN JOB

Da persona completamente ignorante di calcio ero scettico quando mi sono stati presentati i Materazi Future Club e la loro gimmick: una band post-punk strumentale a tema calcistico, con titoli presi dai nomi dei calciatori e canzoni arricchite da commenti di telecronaca.

Ebbene, non solo sono stato felicemente sorpreso all’ascolto del loro secondo album, THE ITALIAN JOB (Woodworm / Universal Music Italia), ma riconosco che il loro sound, unito al brand e alla “mitologia” calcistica a cui si riferiscono, crea un risultato assolutamente convincente. Questo lavoro è di fatto una sorta di concept album sugli italiani all’estero, in particolare in Inghilterra. I sette brani centrali (l’intro e l’outro sono tratti da un libro di Nick Hornby) prendono i loro titoli da calciatori e allenatori italiani che hanno avuto una carriera più o meno fortunata oltreconfine: Zola, Balotelli, Conte, Ranieri, Calafiori, Tonali e Vialli.

ph. Matteo Bosonetto

Quasi una dichiarazione di coerenza e continuità, dal momento che anche THE ITALIAN JOB è stato registrato oltremanica, a Londra, sotto la supervisione del produttore Jake Long, già collaboratore della band post-punk Snapped Ankle. L’intreccio Regno Unito-Italia è quindi consolidato a più livelli, a partire dalle basi strumentali di matrice prettamente british, dal punk anni ’80 all’elettronica UK moderna, a cui vengono sovrapposti commenti calcistici e rielaborazioni di cori da stadio, come in “Calafiori”, “Balotelli” e “Tonali”. Ma oltre alla pregevole fattura sonora e strumentale, a sorprendere è la capacità del trio milanese di mantenere una precisa identità narrativa all’interno di ciascun brano, in base al personaggio di volta in volta raccontato e sempre con un velo più o meno spesso di ironia. Per “Balotelli” viene scelto il tono più pesante e scuro (no pun intended), adatto a un giocatore spesso controverso; “Conte” contrappone un ritornello punk esplosivo a una strofa soft, a immagine di un personaggio ambivalente; “Calafiori” ha un tono malinconico e speranzoso, che rappresenta una giovane promessa italiana volata all’estero per inseguire un sogno; e così via.

Da segnalare i brani “Zola” e “Vialli”, collegati sia nella tematica sia nelle sonorità: due giocatori italiani del Chelsea che hanno fatto la differenza nella squadra e, a detta della band, l’effettivo “Italian Job”. In particolare “Vialli” chiude l’album con un’esplosione trionfale di chitarre e synth hardstyle, in un’atmosfera festosa e caciarona, come si addice ai frequentatori di stadi. Un capitolo a parte sono l’intro “Pitch” e l’outro “Fever”: la prima comprende un’introduzione vocale in inglese di Francesco Rossi, la seconda è costituita da un’unica take registrata con il telefonino, con chitarra acustica e voce, in netto contrasto con la natura prevalentemente strumentale e non convenzionale del resto dell’album, un po’ in stile “Her Majesty”, per citare un altro pezzo di storia britannica.

THE ITALIAN JOB è un viaggio divertente nell’Inghilterra vista dall’Italia che la sogna, tanto nello sport quanto nella musica: una Mecca agognata dal panorama europeo, e soprattutto nostrano, per potersi affermare e coronare un sogno. Si potrebbe dire che i ragazzi peccano di eccessiva esterofilia e che il loro sguardo verso l’Italia può suonare auto-parodistico (italiani che parlano di calcio in inglese), ma in un panorama di proposte indistinguibili, l’operazione dei Materazi Future Club è quantomeno originale, oltre che credibile e dignitosa nei risultati, e lascia già trasparire le potenzialità di una resa dal vivo.



 

Tracklist

  • Pitch (Intro)
  • Zola (The Italian Job. pt. 1)
  • Balotelli (Why always me?)
  • Conte (I want to see the fire)
  • Ranieri (How on earth did that happen)
  • Calafiori (And you are fantastic)
  • Tonali (I miss the sun)
  • Vialli (The Italian Job. pt. 2)
  • Fever (Outro)

grafiche di Riccardo Montanari

Immagine che rappresenta l'autore: Marco Andreotti

Autore:

Marco Andreotti