credits cover: Patricia Rosignana
Prima del loro concerto all’Unipol Arena di Bologna in supporto ai Fontaines D.C., abbiamo avuto modo di incontrare i Chalk per parlare insieme del loro debutto discografico Crystalpunk, uscito lo scorso marzo via ALTER Music e già finito nella nostra personale lista dei dischi più belli dell’anno. Ross Cullen (voce) e Benedict Goodard (chitarre, synth) ci hanno aperto le porte del loro tour bus, mostrandosi molto disponibili a condividere con noi il modo in cui concepiscono il loro processo artistico e il senso di identità musicale che hanno raggiunto nel corso degli anni.
Buona lettura.
Crystalpunk è il vostro album di debutto, anche se in realtà siete in circolazione ufficialmente dal 2022 e da allora avete pubblicato incessantemente nuova musica: singoli, EP e anche un bel po' di remix. La mia domanda è — e non lo dico con accezione negativa — come mai secondo voi ci è voluto così tanto tempo per arrivare al vostro primo album full-length dopo tanta gavetta?
ROSS: Penso che in un certo senso abbiamo considerato gli EP come una sorta di banco di prova. Forse volevamo provare a raccontare una storia attraverso i tre EP (Conditions I, Conditions II, Conditions III, ndr), o creare qualcosa di grande nell'arco dei tre anni che sono intercorsi nella preparazione dell'album. Abbiamo iniziato con una musica fatta di chitarre, un po' più abrasiva o rumorosa, e poi siamo progressivamente passati a elementi più elettronici e forse più…suppongo che "pop" sia il termine migliore in mancanza di uno più adatto, ma forse a una musica un po' più morbida, ecco. Abbiamo trovato questo equilibrio tra luce e ombra e, partendo da lì, ci siamo detti: "Beh, forse nel nostro album possiamo fare qualcosa che abbia ancora un po' di quella roba dura e abrasiva, e poi qualcosa che sia un po' più easy listening e che ci piace". Quindi mi chiedo quanto sarebbe stato diverso l'album di debutto se lo avessimo fatto dopo appena un anno dall'esserci formati come band.
Infatti, anche perché appunto, come dicevi, c'è stata un'evoluzione sonora nel corso degli anni molto consistente. Cosa vi ha fatto pensare che questo specifico soundscape fosse quello che volevate raggiungere, e che questa fosse la lingua che meglio riusciva a parlare di voi?
ROSS: Penso che alla fine sia dipeso semplicemente dalla musica che ascoltavamo io e Ben, dal fatto che ci piaceva la scena elettronica di Belfast e la storia punk della città, ma anche da un sacco di band come i gruppi post-punk americani e le band britanniche di cui eravamo appassionati. Quando ci siamo trasferiti a vivere insieme e abbiamo iniziato a lavorare sulla musica, tutte queste cose ci stavano influenzando. Ma allo stesso tempo volevamo provare a fare qualcosa di un po' diverso. Non volevamo essere l'ennesima band fotocopia banale e ordinaria. Volevamo che la nostra presenza sul palco avesse un aspetto diverso e che l'identità visiva, almeno per noi, non sembrasse qualcosa voluto da qualcun altro, volevamo sentirla nostra. E in un certo senso abbiamo trovato questa quadratura abbastanza rapidamente con molti dei video musicali e delle prime canzoni. Quindi il modo in care le cose sono andate, con questo tipo di elemento elettronico, è fantastico. Non ne sapevamo molto quando abbiamo avviato la band, ad essere onesti, quindi è stato un bel percorso da fare.
C'è una forte coerenza interna tra il titolo dell'album e il suo contenuto a livello sonico. È come se aveste coniato il genere che suonate, che altrimenti sarebbe piuttosto difficile da definire. Del tipo: "Che genere di musica fate? Oh, suoniamo crystalpunk, una cosa del genere". In quale momento della lavorazione del disco vi è venuto in mente che fosse il titolo giusto, e in che modo ha influenzato il resto dell'album?
BEN: Sì, sicuramente ha influenzato il resto del disco. Credo che alcune canzoni fossero già pronte, e a un certo punto Ross se ne è uscito con questa definizione e ci è rimasta impressa in modo molto speciale. Ci chiedono spesso: "Come descrivereste la vostra musica?". Abbiamo sempre fatto un'enorme fatica a rispondere perché volevamo esplorare entrambi i lati della nostra musica. Quindi, dire semplicemente crystalpunk... non lo so, non era nemmeno necessariamente un termine per definire tutta la nostra musica in generale, ma era ciò che rappresentava questo album, ciò che rappresentava questo sound. Quindi, quando Ross lo ha detto, tutto ha iniziato lentamente a incastrarsi al posto giusto. In un certo senso ci ha permesso di spingerci un po' oltre perché, ora che avevamo questo termine per definire l'album, questo ci ha liberato invece di chiuderci in una scatola. Potevamo fare qualsiasi cosa e dire: "Beh, questo suona proprio crystalpunk, piuttosto che post-punk o techno o qualcosa del genere". Quindi, a dire il vero, dare un nome del genere a questo progetto è stata una cosa davvero liberatoria.

Inoltre, anche la copertina dell'album è decisamente una sorta di correlativo obiettivo di tutto questo che abbiamo appena detto, in un certo qual modo. C'è questo guanto con le borchie, che mi sembra abbiate iniziato a usare nei vostri concerti dal vivo e nel video di "Pain".
ROSS: Sì, era stato fatto per "Pain"... No, aspetta, non è vero. In realtà era stato creato per uno spettacolo, un live show. Partendo da lì, ci siamo detti: "Sarebbe bello usarlo nel videoclip". E da cosa nasce cosa, per puro caso è diventato il simbolo della mano perché c'era un'inquadratura della mia mano messa in quel modo da dietro le quinte. Patricia, che hai incontrato di sotto, è l'autrice della foto di copertina.
È diventato a tutti gli effetti un elemento distintivo del vostro stile ora, quindi è un'ottima cosa.
ROSS: Sì, è vero hai ragione.
Volevo chiedervi di questa sorta di cinematic feeling — tanto per citare i Fontaines D.C. (ridiamo, ndr)— che si respira nella vostra musica. So che vi siete conosciuti alla scuola di cinema di Belfast, quindi immagino che il cinema sia una parte molto consistente delle vostre vite. È intenzionale questo fascino cinematografico, o questa specie di atmosfera sci-fi alla Matrix, questo universo distopico che ritrovo nella vostra musica, o viene fuori inavvertitamente e basta?
BEN: Penso di sì. Cioè non è troppo intenzionale, ma siamo molto intenzionali. Forse a volte lo siamo fin troppo, e poi, anche quando non ci proviamo, viene fuori comunque... Perché non possiamo farci niente, siamo fatti così. Credo che influisca molto il fatto che adoriamo le colonne sonore e in generale ci consideriamo persone molto visive. Realizziamo i videoclip da soli e Ross cura le copertine e cose del genere. Penso che, anche se sul palco siamo solo in due o tre, vogliamo sempre suonare il più "enormi" possibile, il che trovo sia molto cinematografico. Penso che farà sempre parte di noi, quindi probabilmente è piuttosto intenzionale.
Menzionavi prima che realizzate da soli i vostri video, quindi come trovate l'ispirazione per crearli? (Entrambi sono direttori artistici di tutti i loro video e Ben ne è regista, ndr)
BEN: Penso che sia davvero bello. Ne abbiamo appena fatti un paio per i pezzi nuovi. Credo che sia addirittura, quasi egoisticamente parlando, piuttosto divertente. Penso che sia un po' come un altro modo di vivere la canzone o di pensarla in una prospettiva diversa. A volte, per quanto mi riguarda, mi dà una comprensione totalmente nuova e più profonda della musica e del brano. Permette in un certo senso al processo di scrittura e di registrazione di continuare, il che è fantastico. Lascia che la canzone si sedimenti dentro di te e ti permette di pensarci in un sacco di modi differenti e, quando riesci a far coincidere le due cose, visivo e sonoro diventano un'opera completa, il che è davvero una cosa molto stimolante.
Sì, state facendo davvero un ottimo lavoro. A proposito di video, l'altro giorno ho visto il nuovo videoclip di "Heaven/Hell", che vede la partecipazione dei Phantagram e di cosign. Come mai questa idea di fare un singolo a doppio, e perché proprio queste due collaborazioni?
ROSS: Avevamo "Heaven" nel cassetto già da un po', e forse doveva finire nel nostro prossimo album, ma eravamo tutti piuttosto presi dall'idea che potesse essere qualcosa da esplorare adesso. E avevamo anche quest'altra idea, "Hell", che in pratica era materiale scartato dalle sessioni di Crystalpunk. Quindi ci siamo detti: "Beh, ci piacciono così tanto, perché non proviamo a metterle insieme?". E penso che la musica richiedesse in qualche modo la presenza di altri artisti nel pezzo per essere completo. Così siamo arrivati a Sarah dei Phantogram e Martha (cosign). Siamo davvero felicissimi di come è andata a finire. Questo tipo di narrazione, incentrata su una sorta di presunto triangolo amoroso, è un po' come abbiamo immaginato la storia attraverso i testi. E poi con l’aggiunta di "Hell", di nuovo, che avevamo lì da qualche mese, ma poi l'abbiamo ripresa in mano un'ultima volta e l'abbiamo praticamente finita in un giorno, premendo sull'acceleratore nell'ultimo minuto e mezzo del brano. Ci siamo detti: "Proviamo a vedere come suona l’inferno dei Chalk". Quindi sì, penso che sia un bel concept.
Decisamente bello, sì. Nel video ci sono tutti i sottotitoli in gaelico, e questo si ricollega alla prossima domanda che volevo farvi, perché nel disco c'è anche una traccia di otto minuti intitolata "Béal Feirste". Dunque, l'Irlanda è diventata negli ultimi anni in qualche modo il centro di una nuova scena musicale, con i Fontaines, i Kneecap, voi, i Murder Capital, Gilla Band, Gurriers, NewDad e molti altri. Quindi, immagino che la domanda sia: come vi vedete inseriti in questo momentum culturalmente così speciale per l'Irlanda?
ROSS: Beh, penso che forse all'inizio non ci sentissimo del tutto parte di questo movimento... ci sentivamo un po' a parte. C'era un pizzico di individualismo in noi, perché veniamo dal nord dell'Irlanda, mentre c’era un intero panorama che succedeva principalmente giù al sud... e penso che questa sia in realtà una tematica che abbiamo affrontato nell'album, riguardo questo tipo di sentimento legato all'identità. Ma essere menzionati insieme a questi nomi, e vedere la direzione che stanno prendendo la musica e la cultura irlandesi, e tutti questi diversi artisti che stanno venendo fuori... è davvero fantastico sentirci accostati a loro. Per via di dove viviamo e da dove veniamo, abbiamo riscontrato tutti delle difficoltà nell’imporci. Però c'è sempre stata una grande comunità tra di noi perché forse ci sentivamo come se avessimo avuto qualcosa da dimostrare al resto del mondo. Ne parliamo spesso nelle interviste, ma sembra proprio che questo fenomeno non sia destinato a rallentare, e sarà in grado di lasciare il segno per anni, in quest'epoca. Quindi ci sentiamo davvero privilegiati a poter pubblicare musica e fare concerti in questo periodo e non credo che sarebbe potuto succedere in un momento più entusiasmante di questo.
Prima hai accennato al fatto che avete iniziato come band suonando chitarre e musica abrasiva. Se non ricordo male, ho letto da qualche parte che facevate delle cover anche dei Fontaines D.C., dico bene? Quindi, com'è andare in tour con loro adesso?
BEN: Sì, è un'esperienza un po' folle. Facevamo le cover di “Big”, “Boys in the Better Land” i primi tempi. Proprio di recente parlavamo del fatto che "Boys in the Better Land" è quasi diventato un nuovo standard. Un po' come “Smells Like Teen Spirit” o “Where Is My Mind?”. Ed è incredibile se ci pensi, perché questi ragazzi e questa canzone avranno, che ne so, circa sette anni o giù di lì, ed è già diventata quasi un punto di riferimento per chiunque decida di fondare una band. Sembra tutto un po' surreale, ma sono una delle nostre band preferite in assoluto e hanno davvero fatto da apripista a tutta questa rinascita del rock irlandese e cose del genere, quindi per noi sono davvero importantissimi. Perciò sì, salire sul palco insieme a loro fa ancora un effetto parecchio surreale ogni singola volta.
A proposito di identità, qual è stata la prima volta in cui avete percepito di essere diventati qualcosa di concreto, insomma che la vostra band stesse diventando una cosa seria e che ce la stavate facendo?
BEN: All’inizio non facevamo veri e propri concerti perché era il periodo del COVID; avevamo appena registrato una canzone, l'avevamo pubblicata e poi è successa questa cosa: c'era un programma che si chiama Roundtable su BBC Radio 6. In pratica funziona così: mettono una canzone nuova, tipo cinque o sei pezzi in tutto, ci sono degli ospiti che votano e quella settimana abbiamo vinto noi la Roundtable. Non avevamo mai fatto un concerto o cose del genere, avevamo solo pubblicato il brano. Steve Lamacq, che è un grandissimo DJ radiofonico nel Regno Unito, e altre persone hanno pensato: "Questo pezzo è davvero forte". È stata sicuramente una svolta; insomma, avevamo appena tentato la fortuna buttandoci nella mischia. Spesso ci diciamo che se forse non avessimo vinto, se quella canzone non fosse passata alla Roundtable, forse oggi non saremmo qui ora, chissà.
Sì, in qualche modo le cose accadono sempre quando sono pronte ad accadere, quindi era il momento giusto.
BEN: Sì, forse ce l'avremmo fatta comunque perché ci tenevamo tanto, ma all'epoca lavoravamo ancora nel cinema e facevamo altri lavori. Quello è stato il momento in cui penso che abbiamo mollato tutto il resto e ci siamo detti: "Ok, diamoci dentro al 150% per tutto il tempo necessario a far funzionare questa cosa". Quindi direi che quello è stato il nostro primo momento di svolta.
E parlando del futuro, invece, avete già pensato al seguito di Crystalpunk o non ancora?
ROSS: Non possiamo farci niente, sì, ci pensiamo.
Lo sapevo! Perché il modo in cui producete musica è davvero incessante, come dicevo prima, quindi immaginavo che fosse così.
BEN: Sì, guardiamo avanti, stiamo cercando di godercela il più possibile e di rimanere focalizzati sul presente, ma non appena arriverà dicembre, beh, cambierà tutto e non vediamo l'ora di continuare. Non vogliamo far aspettare troppo le persone, anche perché, a essere sinceri, non vogliamo aspettare così a lungo nemmeno noi.
Non vediamo già l’ora!

Continuiamo a parlare ancora un po' di libri, cabaret, routine in tour e poi ci salutiamo prima di rivederli qualche ora dopo sul palco di un'arena con dei vestiti sicuramente molto più futuristi rispetto alle tute con cui li avevo incontrati e con un'attitudine incredibilmente piena di estro. Era la prima volta che li vedevo live e direi che non sono rimasta affatto delusa, anzi. Per fortuna, a quanto pare, non ci vorrà molto prima di poterli rivedere in tour con un altro disco.
