Dopo l'apertura dedicata alla danza con le coreografie di Sofia Nappi, il Romaeuropa Festival prosegue la doppia inaugurazione della sua quarantunesima edizione 9 settembre all'Auditorium Conciliazione, con una serata che mette insieme Caterina Barbieri, l'ONCEIM (Orchestra per la Creazione, la Sperimentazione e l'Improvvisazione Musicale) diretta da Frédéric Blondy, e il Leone d'Oro alla Biennale Christian Marclay.
Barbieri torna al festival per la terza volta con la premiere italiana di Non puoi contare l'infinito, nuova composizione commissionata dalla Philharmonie de Paris e dallo stesso Romaeuropa per ONCEIM. Dopo Patterns of Consciousness (2018) e Spirit Exit (2023), la compositrice porta la propria ricerca elettronica nella dimensione orchestrale, trasferendo agli oltre trenta musicisti di ONCEIM le tecniche compositive sviluppate attraverso sintetizzatori analogici e sequencer. Al centro dell'opera, la nascita e la separazione, il passaggio dall'unità alla differenza; la composizione si articola in due atti: Bruma, per orchestra, tre voci ed elettronica, e il conclusivo Non puoi contare l'infinito, per archi, ottoni e voce, ispirato a una poesia della stessa compositrice sul dialogo tra una madre e il proprio figlio sulla soglia della nascita.
Ad aprire la serata è Constellation di Christian Marclay, artista statunitense che da oltre quarant'anni pone il suono al centro di una pratica che attraversa performance, installazione, scultura e video. Per questo progetto Marclay ha raccolto direttamente dai musicisti di ONCEIM timbri e tecniche, costruendo un archivio di "oggetti sonori" da ricomporre, un processo che parte dalle partiture raffigurate nelle nature morte del XVI e XVII secolo e nella pittura cubista di Braque, Gris e Picasso, da cui estrae frammenti melodici e armonici. Guidata da Frédéric Blondy, ONCEIM diventa così il terreno comune tra due visioni compositive distanti ma complementari: quella di Marclay, che parte dall'oggetto sonoro per trasformarlo attraverso il gesto degli interpreti, e quella di Barbieri, che porta nell'organico orchestrale i processi generativi della propria ricerca elettronica.
