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Funkin' Donuts - Neverending Funk

Fragranti, morbide e golosissime. Le Dunkin’ Donuts vantano la fama di essere le ciambelle americane più iconiche in tutto il mondo con tutta la loro glassa colorata e i confettini di rivestimento. Un sapore che è un po’ una droga (Homer Simpson insegna), più o meno come lo è il Funk. Nel coniugare le due cose nascono i Funkin’ Donuts, band romana all’attivo dalla fine del 2011, che dopo una serie di cambi nella line-up si stabilizza e manda alle stampe il secondo LP (dopo l’esordio con In Case of Emergency del 2015). Si chiama Neverending Funk ed è un conglomerato di groove funk, riff distorti di reminiscenza hard-rock, crossover psychedelic in cui si insinuano virate soul e anche parentesi rap.

Si sente il sapore dei primi Red Hot Chili Peppers (nei giri di basso à la Flea) e quello delle chitarre avvelenate di Morello dei Rage Against the Machine. Il tutto però sempre dissolto in atmosfere funky che si lasciano ispirare da James Brown. Le dieci tracce che compongono il disco sfilano tutte molto velocemente (tutti i pezzi durano in media tre minuti) seguendo una tale commistione tra la malleabilità funkeggiante e la ruvidezza rock, proprio come una ciambella che si scioglie in bocca ma con i confettini che scricchiolano sotto i denti. L’unico episodio che risulta discordante, o che comunque segue una linea diversa rispetto al resto dell’album, è “Solitario”, traccia che si apre in psycho-funk ma che subito diverge verso un rap verace cantato in romanesco con scratch e molleggiamenti in pieno stile er Piotta &co (ricordando la produzione precedente della band all’epoca del primo EP autoprodotto, Funk Tasty KO del 2013, quando ancora cantavano in italiano). Ma ci ripensa poi l’ultima traccia, “Roy the Gravedigger”, a far tornare l’album alle sue sonorità originarie chiudendosi con un’urticante rampicata di riff di chitarra e giri di basso in crescendo.

Un buon lavoro che denota la maturazione della band rispetto ai lavori passati. Vocalità interessante, esecuzioni musicali ben arrangiate con tratti virtuosistici e un sound composito e piacevole da ascoltare, ma che ancora ha bisogno di un po’ più di rodaggio per trovare una propria piena identità.

 

TRACKLIST:

  1. Big Opportunity
  2. Rise So Low
  3. Dancing Generation
  4. Foreign Fighters
  5. Funk Ain’t No Low
  6. Without Control
  7. Hit It And Quit
  8. Joe
  9. Solitario
  10. Roy the Gravedigger

 

A cura di: Francesca Mastracci

Immagine che rappresenta l'autore: Tatiana Granata

Autore:

Tatiana Granata

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