Una serata di fine 2026 che sembrava piuttosto proiettata all’inizio del 1966, tanto da far apparire anacronistico qualsiasi smartphone acceso in sala.
Si parte già dall’opening act, con i coloratissimi olandesi Plastic Family. Un primo tuffo nella Time Machine che ci trasporta direttamente nella cameretta di un teenager dei primi ’70, tra poster di T. Rex e Slade. Ci guardiamo allo specchio e, come per magia, abbiamo tutti un mullet ante litteram e una T-shirt aderente a completare il corredo. Divertenti e ottimi musicisti, i Plastic Family si muovono tra beat, incursioni bolaniane e liriche bubblegum che parlano di amori adolescenziali e quiz televisivi. Forse le canzoni sono un po’ troppo lunghe? Nessun problema: riapriamo la Time Machine e torniamo indietro di qualche anno.

Il capello si accorcia, diventa un caschetto. E sul palco arrivano i Lemon Twigs.
La scaletta è serrata: ben 22 pezzi, con influenze palesate — ma questo lo sapevamo già — che vanno dai Beatles di Rubber Soul ai Beach Boys, passando attraverso quattro voci all’unisono, quasi a duplicare gli altri celebri gemelli di tutta questa favola pop: gli Everly Brothers. Una scaletta che pesca soprattutto dagli ultimi due dischi, Look for your Mind e A Dream Is All We Know, con una scelta nettamente più rock’n’roll rispetto ai Lemon Twigs più psichedelici. Una scelta che a qualcuno non è piaciuta troppo; io, invece, ho preferito così. Come dei Ramones del beat.

A spezzare nel mezzo, una “Any Time of Day” tratta da Everything Harmony, e poi si riparte mostrando gli artigli. I gemelli D’Addario e gli altri due della band si scambiano gli strumenti e dimostrano di saperci fare ovunque li metti. Impeccabili dall’inizio alla fine, nessuna stonatura e una facilità d’esecuzione che lascia a bocca aperta. La cover di “Transparent Day” della West Coast Pop Art Experimental Band si mischia alla tracklist, sembrando tranquillamente un pezzo firmato D’Addario.
Si chiude prima del bis con la più rock’n’roll “Bring You Down”. Poi torna Brian, da solo, con la chitarra acustica, a suonare “Corner of My Eye”, rendendola ancora più bella della versione in studio (provare per credere). Ma non può essere quella la chiusura. La band torna sul palco e chiude con “Rock On (Over and Over)”, lasciandoci tutti con il sorriso prima di riprendere la Time Machine e tornare al 2026. Purtroppo.

