“La rivoluzione sarà da vivo” diceva Gil Scott-Heron nel suo brano più famoso. Qualcosa di simile lo ha detto anche Manuel Agnelli durante la presentazione del progetto SUONI DAL FUTURO al Semm di Bologna, dove ha puntato il dito contro chi non si sporca le mani e aspetta che sia qualcun’altra a cambiare le cose nel mondo della musica, preferendo lamentarsi: “Quelli se ne stanno sul divano e dicono ‘quando fate la rivoluzione vengo anch’io’, ecco quella è merda!”. E non è un caso che il format pensato da Manuel insieme a Germi e SIAE veda il suo output nei concerti, al posto di release discografiche o “prodotti” di qualsivoglia natura. Un format pensato per far crescere giovani band, la categoria musicale più bistrattata dal mercato discografico contemporaneo, proprio perché una band è intrinsecamente un’attività collettiva e partecipata, che chiede spazi e attrezzature spesso assenti nei luoghi che propongono musica. Non è un caso se a proliferare sono i progetti solisti, progetti anche di alta qualità che nascono e crescono solitari, creati in camera dagli artisti stessi o da altri producer e portati dal vivo con un microfono e un pc.
In questo scenario le band sono penalizzate: la batteria non c’è o non c’è spazio per portarla, sul palco non c’è spazio per più di un amplificatore, non ci sono abbastanza prese di corrente, il cachet è troppo basso per pagare le spese a tutti i componenti, bisogna dar da mangiare a più persone. In più una band non può essere ridotta oltre un certo numero di componenti: se la scheda tecnica del locale/festival prevede al massimo due canali audio per gli artisti (esistono questi format, sì) non c’è spazio per un trio o un quartetto, o per il tanto vituperato batterista. Ecco, in quest’ottica non può che essere apprezzata l’operazione di SUONI DAL FUTURO, che vuole ridare spazio e dignità alla razza in pericolo del rock band. Sei giovani band sono state selezionate a partire dal 2024 con il programma CARNE FRESCA, che ha visto musicisti da tutta Italia approdare al locale Germi – Luogo di Contaminazioni dello stesso Agnelli.
Ho assistito al live di alcune di queste band allo storico Covo Club di Bologna, in quelli che sono stati tra gli ultimi appuntamenti di questa stagione primaverile, e prima di ogni appuntamento la direzione artistica del club bolognese ha voluto inserire altrettante giovani band locali, potenziando ulteriormente il discorso imbastito da Manuel e SIAE e dandogli un piccolo contributo locale. I tre progetti selezionati dal Covo sono la band dream pop Vision Division, la band shoegaze Onehourleft e il progetto psichedelico di Makka Pinkelton e The Great Sumo Slam, tutti progetti estremamente giovani eppure estremamente a fuoco nelle intenzioni e nelle esigenze artistiche.
I veri protagonisti invece sono stati, in ordine di apparizione: il musicista milanese Kahlumet, accompagnato da ben cinque musicisti sul palco per portare dal vivo la sua musica a cavallo tra il jazz e il rock psichedelico di matrice britannica, personalmente il mio preferito della rassegna; le DLemma, giovanissime musiciste punk romane dotate di un’energia e un talento impressionante, ottime nella scrittura dei brani e nel coinvolgimento del pubblico. Durante la seconda serata Wayloz ha proposto un sound sperimentale, riflessivo e duro nel mescolare rock, psichedelia e ritmi tribali, mentre i Mars On Suicide si sono lanciati in un’ondata rock tra cavalcate punk aggressive, voci potenti e atmosfere oscure. All’ultima serata la band modenese Grida, già apprezzata da me in apertura all’ultimo tour degli Afterhours per il loro sound cupo e aggressivo che mescola tutte le sonorità tipiche degli anni ’90, dal grunge psichedelico al rap metal stile RATM, in un live intenso e coinvolgente. Si arriva al dunque: a chiudere le tre serate è la band milanese Dirty Noise, la band di Emma Agnelli, figlia di Manuel. Non sono mancate le critiche all’inserimento della figlia in questa rassegna da parte di varie personalità e testate, forse anche ben argomentate, ma personalmente la discussione non mi interessa per tre motivi: 1. La band funziona, propone un post-punk démodé ma decisamente solido soprattutto in veste live; 2. Manuel ha parlato di Emma come forza catalizzatrice che lo ha portato a realizzare prima CARNE FRESCA e poi SUONI DAL FUTURO (racconta che è stato andando ai concerti di giovani band, che la figlia voleva fargli conoscere, che ha avuto l’intuizione del format); 3. Semplicemente, essendo una sua iniziativa, Manuel può farne ciò che vuole, anche del nepotismo per quanto mi riguarda (e lo dico da diretto interessato: all’epoca proposi la mia band, ricevetti una gentilissima email di Giovanni Succi che ci annunciava che eravamo stati scartati). Ma non voglio sprecare tempo a fare inutili apologie.
L’intenzione di SUONI DAL FUTURO è quella, dichiarata da Manuel, di far fare esperienza a queste band, portarle su bei palchi in giro per l’Italia e farle macinare chilometri, polvere e momenti belli e brutti, proprio in virtù dei loro 20 anni (o meno) e della loro voglia di suonare e mettersi in gioco, in spazi non solo ambiti, ma anche sempre più rari. L’esistenza di questa scena, se così si può chiamare, dipende direttamente dall’esistenza di posti come il Covo Club, locali votati alla musica dal vivo, la musica delle band, delle batterie, delle chitarre distorte. La musica che non vuole più nessuno. Se tante critiche possono essere mosse in merito alla selezione o all’organizzazione, resterà sempre valido il fatto che qualcosa è stato fatto — e che quella sera il Covo era pieno. Gil Scott-Heron aveva ragione: la rivoluzione non sarà televisata. Non sarà nemmeno in streaming e probabilmente non finirà su nessun algoritmo. Sarà da vivo, sudata, amplificata.







