Fuori il video di "In fondo a stare soli non c'è male" con Pietro Sermonti
È uscito lo scorso 25 settembre "In fondo a stare soli non c'è male", il nuovo singolo di Moonari con il feat. di Folcast & Neri per Caso. Il brano prosegue il percorso aperto dal cantautore romano quest'anno con "L'impressione che ho di te", realizzato in collaborazione con Eugenio Cesaro (Eugenio in Via Di Gioia), dopo il disco Sono Nato Debole (2023), il singolo "Quarantamila Passi" (2024) e una serie di esperienze live che includono il Concertone del Primo Maggio di Roma al Circo Massimo, la rassegna RETAPE di Ernesto Assante e la vittoria tra gli otto artisti di Musicultura 2025.
Nato da un'idea che Moonari porta con sé da anni, il brano ha trovato la propria forma definitiva grazie all'incontro e alla scrittura condivisa con Folcast. Musicalmente si muove nella canzone d'autore contemporanea, con aperture verso il pop d'oltreoceano e una componente vocale marcata: il contributo dei Neri per Caso entra pienamente nell'arrangiamento attraverso armonizzazioni, intrecci e interventi a cappella di matrice soul e vocal pop.
Al centro del brano una solitudine che non è né scelta felice né condizione dolorosa, ma quella di chi impara col tempo ad abitare il proprio mondo, fino quasi a diventare amico di se stesso. Una serena rassegnazione attraversata da un retrogusto amaro: "nel silenzio vengono meno i non detti, gli imbarazzi e la necessità di trovare sempre le parole giuste", racconta Moonari. "Resta così uno spazio intimo in cui sentirsi più liberi, lasciando convivere leggerezza e malinconia, conforto e una sottile consapevolezza di ciò che manca".
Da oggi disponibile anche il videoclip ufficiale diretto Gabriele Villari, con Pietro Sermonti nel ruolo di un uomo che, nella solitudine domestica, ritrova una libertà impossibile da concedersi sotto lo sguardo degli altri. Tra minifigures LEGO, gatti e una chitarra sul terrazzo, piccoli gesti quotidiani diventano occasioni per lasciarsi andare, senza pose né imbarazzi, riscoprendo una spontaneità quasi infantile. Eppure, questa libertà conserva un fondo di malinconia, nella consapevolezza che stare bene con se stessi e sentirsi felici non sono sempre la stessa cosa.
