credits copertina: Simone Proietti Marcellini
Crescere significa anche imparare che alcune cose cambiano senza che ce ne accorgiamo: ritmi, priorità, rapporti, il modo in cui si guarda al futuro. Eppure ci sono amicizie capaci di resistere a questo movimento, trasformandosi nel tempo senza perdere quella complicità originaria. È da qui che parte IRACI, progetto del cantautore romano Giacomo Iraci, per raccontare “Solo Frasi Fatte”, il singolo in uscita oggi e primo anticipo di 5 canzoni sulla speranza, EP atteso per il 13 novembre.
IRACI riversa la sua scrittura in una pletora di temi: dagli amici del quartiere alla morte, e poi la moglie, il poliamore, le ex, il proprio gatto, della crisi climatica e del mestiere del musicista. Temi diversi, tenuti insieme da uno sguardo ironico e profondamente umano, ma anche dalla volontà di cercare sempre una possibilità diversa, una chiave capace di trasformare le contraddizioni della vita adulta in qualcosa da attraversare senza smettere di guardare avanti.
“Solo Frasi Fatte” ne è una delle declinazioni più leggere. Il brano guarda al momento in cui diventare adulti smette di essere un’idea astratta e comincia a incidere concretamente sulle giornate. Le amicizie vengono messe alla prova da distanze, impegni e nuove responsabilità, ma quelle che resistono acquistano proprio per questo un valore diverso. Le sonorità punk riportano allora alla superficie una dimensione più istintiva e scanzonata: quella goliardia adolescenziale che rischia di perdersi quando la vita comincia a chiedere continuamente di comportarsi da adulti.
La stessa idea prende forma nel videoclip, costruito attorno a sei amici di vecchia data, un weekend a Bologna e una videocamera digitale degli anni Duemila che passa di mano in mano. Immagini e momenti condivisi restituiscono così il senso di un’amicizia che non ha bisogno di essere idealizzata per dimostrare di aver resistito al tempo.
Anche il nome IRACI contiene una piccola dose di ironia: è il cognome di Giacomo, ma anche quello di un mammifero della famiglia dei Procaviidae. Una coincidenza che rende quasi naturale quella terza persona da documentario con cui il cantautore presenta il proprio progetto. E dentro questo gioco tra osservazione e partecipazione si muove anche la sua scrittura: guardare ciò che succede, riconoscerne le contraddizioni e provare comunque a trovare una chiave capace di aprire la porta della speranza.
